Valentina's profileA piedi nudi per le vie ...PhotosBlogListsMore Tools Help

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    October, 2008

    senza scappare

     L'estasi delle tue volontà

    (Madeleine Delbrel, Che gioia credere)

    Quando quelli che amiamo ci chiedono qualcosa,
    noi li ringraziamo di avercelo chiesto.

    Se a te piacesse, Signore, chiederci una sola cosa
    in tutta la nostra vita,
    noi ne rimarremmo meravigliati
    e l'aver compiuto questa sola volta la tua volontà
    sarebbe «l'avvenimento» dei nostro destino.

    Ma poiché ogni giorno ogni ora ogni minuto
    tu metti nelle nostre mani tanto onore,
    noi lo troviamo così naturale da esserne stanchi,
    da esserne annoiati.

    Tuttavia, se comprendessimo quanto inscrutabile è il tuo mistero,
    noi rimarremmo stupefatti
    di poter captare queste scintille del tuo volere
    che sono i nostri microscopici doveri.

    Noi saremmo abbagliati nel conoscere,
    in questa tenebra immensa che ci avvolge,
    le innumerevoli
    precise
    personali
    luci delle tue volontà.

    Il giorno che noi comprendessimo questo
    andremmo nella vita come profeti,
    come veggenti delle tue piccole provvidenze,
    come mediatori dei tuoi interventi.

    Nulla sarebbe mediocre, perché tutto sarebbe voluto da te.
    Nulla sarebbe troppo pesante, perché tutto avrebbe radice in te.
    Nulla sarebbe triste, perché tutto sarebbe voluto da te.
    Nulla sarebbe tedioso, perché tutto sarebbe amore di te.
    Noi siamo tutti dei predestinati all'estasi,
    tutti chiamati a uscire dai nostri poveri programmi
    per approdare, di ora in ora, ai tuoi piani.

    Noi non siamo mai dei miserabili lasciati a far numero,
    ma dei felici eletti,
    chiamati a sapere ciò che vuoi fare,
    chiamati a sapere ciò che attendi, istante per istante, da noi.

    Persone che ti sono un poco necessarie,
    persone i cui gesti ti mancherebbero,
    se rifiutassero di farli.
    Il gomitolo di cotone per rammendare, la lettera da scrivere,
    il bambino da alzare, il marito da rasserenare,
    la porta da aprire, il microfono da staccare,
    l'emicrania da sopportare:
    altrettanti trampolini per l'estasi,
    altrettanti ponti per passare dalla nostra povertà,
    dalla nostra cattiva volontà
    alla riva serena dei tuo beneplacito.

    October, 2008

    sono solo pensieri di notte

    Sono solo pensieri di notte che solleticano la mente...un puro esercizio retorico, se vuoi, un tentativo di fare uscire dalla punta delle dita qualche battito sospeso.
    è così che viviamo l'attesa, tra i battiti.
    leggili come vuoi, leggi come vuoi queste parole che scorrono incessanti nel silenzio della notte come scorrono nel deserto i pensieri e il vento di una notte mediorientale a carezzarti i sospiri...
    ho tanto da raccontare, sai? tanto da trasformare, tanto da vivere ma mi mancano le parole.
    a volte basterebbe un gesto, uno sguardo.
    a volte invece non è facile nemmeno quello.
    a volte serve solo il silenzio.
    a volte serve solo l'attesa.
     
    dedicato a chi vorrà leggere e ritrovarsi, forse perdersi in queste parole che non vogliono essere assolutamente altro che semplici pensieri che solleticano la mente...
    forse solo un puro esercizio retorico...
    un tentativo...
    October, 2008

    rientroooooooooooo

    meno 4...
    tra 4 giorni saro di nuovo tra voi!
    non vedo l'ora di abbracciarvi anche se mi dispiace tantissimissimo tornare!!!
    a prestooooooooooooooooo
    September, 2008

    dopo un mese e un pò

    Carissimi tutti,
    come state? come va?
    vi chiedo scusa perchè è un pò che non vi scrivo ma, purtroppo, non riesco mai a rimanere in un internet poinbt abbastanza a lungo per raccontarvi tutti i doi stupendi che sto ricevendo. Tuttavia vi penso sempre e vi porto nel cuore!
    Qui a Damasco va tutto molto bene: ho finito il primo corso in università e ho già cominciato il secondo.
    l'arabo è prprio una brutta bestia ma ce la sto mettendo tutta. ho tanti amici qui che mi aiutano!
    le persone che incontro sono sempre speciali: quante storie stanno entrando nel mio cuore, quanti sorrisi e quante lacrime.
    la siriaè proprio un posto da visitare e da vivere, un posto strano da assaporare e gustare.
    ho fatto un bel viaggetto al nord durante la vacanza ed ho incontrato persone davvero stupende che mi hanno donato tanto: Alessandro, musicista di Firenze, Francesca di Bologna, Charlie di Londra, Annette di Berlino...
    che bello!
    Io, Alessandro e Francesca abbiamo praticamente viaggiato sempre insieme.
    a Latakia, sul mare, siamo stati opsiti di Padre Pedro, un missionario italiano...è stato come sentirmi a casa: un uomo solare, caldo, simpatico, dolce e determinato! mi è servito molto!
    non vi nego che alle volte ho un pò di nostalgia ma poi guardo ben dentro al mio cuoricino e ci trovo i vostri che battono insieme al mio in questo mare di contraddizioni e di emozioni forti!una cosa assolutamente comica da raccontarvi: mi hanno invitata ad un matrimonio...qui le feste durano 3 giorni...
    venerdì, sabato e domenica prossima, al sud, vicino a Bosra!
    il problema è uno solo...non conosco gli sposi...mi hanno invitata perchè conosco il fratello dello sposo e alcuni amici ma gli sposi non li ho mai vistI!mi sono avventurata nel suq per comprare un vestito decente e un paio di scarpine ma, avendo un 41-2, ho scatenato un sacco di risate in tutti i commercianti del suq amydyya (a cui, comunque, ho estorto un gran sconto!).
    vi racconterò l'esperienza al ritorno.
    ora devo già scappare perchè i bimbi attendono!
    prometto che metterò alcune nuove foto del viaggio!
    vi chiedo, se volete, di pregare un pò per me o semplicemente di pensarmi un pò...
    ne ho un pò bisogno!
    vi voglio beneeeeeeeeeeeeeeee!!!!
    ciaoooooooooooooo mondoooooooooooooooooooooooo
     
    ila-l-li-kà!
     
    August, 2008

    dopo 2 settimane

    Damasco 9/8/2008
     
    Cari amici  e care amiche,
    kifcon?
    come state?
    io molto bene, è inizita l'umiversità e sto studiando molto perchè le lezioni (tutte in arabo) sono molto difficili!
    Sono stata 2 giorni nel deserto, uno spettacolo!
    e sto conoscendo sempre più gente di tutto il mondo!
    ora devo scappare perchè qui all'iternet point c'è un sacco di gente!
    spero di avere presto vostre notizie!
    scrivetemi un pò...;-)
    vi penso,
    vale
    July, 2008

    dimasq!

                                                                                      Damasco 28.07.08

    Carissimi amici, kifaq?! (come state?)

    Qui a Damasco molto bene!

    Finalmente inizio ad abituarmi al torrido caldo mediorientale e ad orientarmi meglio in questa città che, davvero, ha mille volti.

    Non avete idea di quanto sia bello e divertente cercare di prendere un taxi o un mini bus per spostarsi da una parte all’altra della città oppure avventurarsi nei vicoletti (qui al quartiere cristiano non si corre nessun pericolo, ve lo assicuro) e vedere le case della gente e piccole scene di vita quotidiana tipicamente arabe.

    Dovete immaginare dei vicoletti stretti stretti in cui ci sono dei negozi piccoli piccoli gestiti tipicamente da uomini che hanno sempre pronto sul fuoco un pò di thè e due bicchieri, moschee e chiese in ogni angolo, muezzin e campane che fanno a gara per chi canta/suona meglio.

    Ogni tanto le stradelle finiscono direttemente nei cortili di qualche casa araba in cui si possono vedere scene bellissime: dei bimbi che ti supplicano di fare delle foto (e si mettono anche in posa!), donne che si sistemano a vicenda i capelli, mamme sedute intorno al tavolo a bere thè o caffè arabo (non ve lo consiglio!)...

    Qui tutti quelli con cui parlate vi chiedono se avete bisogno di qualcosa, se volete qualcosa se...non ho mai visto un’ospitalità così calda!

    Al Suq è un pò diverso. C’è una gran baraonda e gli stranieri (ci beccano subito!) sono visti come delle bellissime galline d’oro da spennare.

    La prima cosa che bisogna imparare è..la contrattazione sul prezzo!

    I prezzi qui sono bassissimi davvero per tutto e si contratta davvero su tutto. Parlando con un pò di persone tuttavia mi hanno riferito che il costo della vita è salito. Si vedono tanti poveri qui...molte delle persone che incontro sono povere tuttavia non esitano a farsi in quattro perchè tu sia ahllan-wa shallan, benvenuto.

    Ho avuto la fortuna di entrare (camuffata!) in una moschea shi’a, di assistere ad un matrimonio in rito siriaco antico, di andare in un paese in mezzo al deserto in cui la gente parla ancora in aramaico (la lingua che parlava Gesù) e di chiacchierare con un pò di persone.

    Il posto in cui sto non è male, è una bella casa araba (bella e umile) in cui sono ospitate 2 ragazze arabe che lavorano qui a Damasco ma abitano in un’altro paese, io e Gabriella, una ragazza sarda che abita in inghilterra da moltissimi anni che avevo conosciuto all’aeroporto il primo giorno.

    C’è poi una signora, doctor Nihsa, che gestisce la casa che è proprio di fianco al bellissimo patriarcato Greco Cattolico. Pur nella sua semplicità ed umiltà la casa è al di sopra degli standard delle case della gente comune. Mi piacerebbe condividere un pò della loro povertà...il prossimo mese vedrò cosa fare! La Signora mi parla sempre in francese, inizio a comprendere molto meglio questa lingua ma di arabo sin ora ho imparato solo qualche parola, giusto per capirmi con i taxisti o con gli autisti dei mini bus.

    Cosa sono i mini bus? Sono dei pulmini piccoli piccoli e scassatissimi che fanno delle rotte prestabilite, che costano pochissimo e che, se impari a prenderli, ti portano ovunque tu desideri andare a Damasco e dintorni. Da noi non potrebbero nemmeno circolare ma qui è tutto diverso.

    La giuda damascena è terribile, ve lo assicuro, ma d’altronde bisogna entrare fino in fondo nella cultura di un posto per conoscerlo meglio, o no?!

    Domenica ho il test di ingresso all’università, speriamo bene!, e lunedì inizio il corso di arabo!

    Che roba!

    Mamma mia, vorrei scrivervi un sacco di cose ma poi rischio di diventare troppo lunga!

    A presto e un abbraccio forte a tutti!!!

     

    Vale

        

    July, 2008

    SIRIA!!!

    Damasco 26-07-08, 11.38 (10.38 in Italia)

     

    Carissimi amici e carissime amiche,

    come state? Come va?

    Io sono finalmente arrivata a Damasco e finalmente ho una casetta in cui stare. Qui fa davvero un sacco di caldo e la gente fa orari strani, tutto è diverso, tutto è strano, tutto è molto “forte” (odori, colori, sapori, lingua, modo di essere e di fare, ospitalità). Sono un pò confusa ma non mi lascio spaventare e continuo ad aver voglia di conoscere.

    Ieri sono arrivata all’aereoporto alle 4 di mattina ed ho avuto il primo trauma: sono stata invasa da una folla di persone che urlavano in arabo, tantissime donne completamente velate, tantissimi uomini con i vestiti tipici e turbantini vari nonchè una gran confusione e un gran mix di odori.

    Che roba!!

    Ieri mattina un ragazzoche stava aspettando un'altra ragazza italiana, mi aiutata a trovare un taxi o qualcosa con cui raggiungere Bab-tuma, la parte vecchia di Damasco dove sapevo sarei stata alloggiata.

    Così ho conosciuto Georges (figlio del panettiere che prepara il pane che si spezza durante l’Eucarestia), sua sorella Rita e i suoi genitori che mi hanno ospitato a casa loro (una bellissima e poverissima casetta tipicamente araba vicinissima al posto in cui sto ora) offrendomi thè, cafè, prugne, biscottini...

    Qui la gente è davvero molto molto calda e ospitale!

    Nel pomeriggio finalmente ho potuto lasciare le valige al patriarcato e, in attesa della dr Nihsa (la responsabile della casa in cui sono ospitata) mi sono avventurata per le vie della vecchia città cercando di orientarmi un pò e perdendomi più volte per le vie strette strette che brulicano di gente e si perdono tra negozietti piccoli piccoli in cui si vende davvero di tutto e bancarelle improvvisate lungo la strada con uomini che giocano a dadi o bevono caffè e donne che qui, nel quartiere cristiano, non sono necessariamente velate, e bambini che corrono in biciclette e macchine che si incastrano e suonano il clacson anche per far spostare i gatti che mangiano i rifiuti...

    La città, come avrete capito, è molto diversa dalle nostre. Vicino alla casa in cui abitano le piccole sorelle ho trovato un gruppo di ragazzi che il venerdì pomeriggio fa volontariato con bambini affetti da vari handicap, da venerdì prossimo andrò lì anch’io nel pomeriggio: qui i due giorni di riposo settimanale sono il venerdì pomeriggio e il sabato, la domenica è tutto aperto.

    Sono tanti i poveri...

    La comunicazione non è assolutamente facile...visto che anche dal panettiere bisogna contrattare, se non sai l’arabo ti fregano!É raro che la gente conosca l’inglese, qui parlano francese ed arabo ed io, come sapete, riesco a capire poco di queste due lingue ma sono certa che se mi applico un pò qualcosa posso imparare. Questa mattina (mentre cercavo disperatamente di capire come raggiungere l’Università che, tra l’altro, era chiusa) ho conosciuto una ragazza ed un ragazzo che abitano qui vicino, mi hanno detto che se ho bisogno posso chiamarli e che, comunque, magari li vedrò in università! Abitano vicino alla basilica della folgorazione di Paolo che andrò a visitare domani!

    Ora vi saluto,

    ho già scritto tanto...il muezzin comincia a cantare...vuol dire che è giunto il tempo della preghiera.

    Anch’io mi fermo e vi ricordo nell’ora media!

    Vi abbraccio forte e Vi voglio bene!

     

     

    Vale

     

    July, 2008

    Buona Estate!

    La differenza tra un viaggio e uno spostamento nello spazio non è una cosa affatto scontata. Anzi, a dir la verità, è una cosa ben complicata che spesso passa inosservata ma che, a pensarci bene, semplifica le cose e ti porta a comprendere quel che non vorresti.

    Un viaggio, un cammino, ti allontana da te, ti riporta alla sostanza di quello che sei, ti fa compiere uno spostamento non solo fisico, nel mondo, quello fatto di concretezza tangibile, ma nel più intimo della tua coscienza togliendoti le certezza che hai per trasformarti in qualcosa d’altro.

    Un viaggio ti fa cambiare, forse crescere, maturare (anche se, su quest’ultimo verbo, potremmo discutere per delle ore cercando di coglierne il senso più vero).

    Un viaggio è poesia. La poesia che ti sfiora i capelli nella aria frizzante della sera di un paese diverso dal tuo, la poesia delle parole difficili, dei suoni strani, diversi, mai così forti.

    La poesia della contemplazione del panorama che scorre imperterrito sul vetro degli occhi, la poesia della storia che sfiori in punta di piedi, la poesia della fatica incessante del cammino.

    Il viaggio rivela la poesia delle cose, rivela l’intruglio dell’esistenza velato sotto quella strana parvenza di inconoscibile per riconsegnarti la sensazione, stupenda, di esser parte di un tutto uniforme d’amore.

    Il viaggio ti toglie da te togliendoti dalle tue abitudini, dalla consolante certezza della semplicità delle cose.

    Il viaggio rivela la poesia della vita: tutta la vita è un viaggio, una piacevolissima occasione di sperimentare la bellezza del creato per riscoprirsi creatura amata.

    Buon viaggio a tutti, fratellini e sorelline, ovunque voi andiate,

    ovunque voi siate!

     

    July, 2008

    La contemplazione sulle strade

     

    Cari amici, vi propongo un testo forse un pò lungo ma davvero molto bello!

    è di Carlo Carretto, un piccolo fratello che apprezzo molto!

    Spero di leggere qualche vostro commento!

    a presto!

    Ticcy

     

    La contemplazione sulle strade

    Carlo Carretto

      A questo punto mi sembra avvertire in te, amico, una domanda, accompagnata da un sorriso leggermente triste:
      "E allora: bisogna andare tutti nel deserto? Quale valore ha l'azione, l'impegno tra gli uomini, l'immergersi come lievito in questa città terrena? Com'è possibile ciò? Il deserto è lontano; mai potrò...".
      Sapevo che tu pensavi a ciò; ed è assolutamente necessario spiegarci con tutta chiarezza; perché ne va di mezzo addirittura uno scandalo per la tua anima, di cui posso involontariamente essere la causa.
      Charles de Foucauld un giorno ebbe a dire: "Se la vita contemplativa fosse solo possibile dietro le mura di un convento o nel silenzio del deserto, dovremmo, per essere giusti, dare un piccolo convento ad ogni madre di famiglia e il lusso di un po' di deserto ad un povero manovale che è obbligato a vivere nel chiasso di una città per guadagnarsi duramente il pane".
      Non è così?
      Fu la visione stessa della realtà in cui vive parte dell'umanità povera a determinare in lui la crisi centrale della sua vita, quella crisi che lo doveva portare così lontano dalla sua prima concezione di vita religiosa.
      Charles de Foucauld, come sapete, era trappista e aveva scelto la trappa più povera che esistesse, quella di Akbes in Siria.
      Un giorno il suo Superiore lo mandò a vegliare un morto, vicino al convento. Era un arabo cristiano deceduto in una povera casa. Quando fratel Carlo si trovò nel tugurio del morto e vide attorno al cadavere la vera povertà fatta di figli affamati e di una vedova indifesa, debole e senza alcuna sicurezza sul pane del giorno dopo, entrò in quella crisi spirituale che lo avrebbe fatto uscire dalla Trappa, cercando un quadro di vita religiosa così diverso dal primo.
      "Noi che abbiamo scelto l'imitazione di Gesù e di Gesù crocifisso, siamo ben lontani dalle prove, dalle pene, dall'insicurezza e dalla povertà a cui sono sottoposte queste popolazioni.
      "Non voglio più un convento troppo stabile; voglio un convento piccolo come la casetta di un povero operaio che non è sicuro se domani troverà lavoro e pane e che partecipa con tutto il suo essere alla sofferenza del mondo".
      "Oh, Gesù, un convento come la tua casa di Nazaret per annientarmi, scomparire come hai fatto Tu quando sei venuto fra noi" (Charles de Foucauld, Écrits spirituels).
      E uscito dalla Trappa, costruirà la sua prima fraternità a Beni Abbes nel Sahara e poi a Tamanrasset, dove morirà trucidato dai Tuareg.
      La "fraternità" doveva somigliare alla casa di Nazaret, quindi ad una delle molte case che tu incontri lungo le strade del mondo.
      Ma allora aveva rinunciato alla contemplazione? allora aveva affievolito il suo ardente spirito di preghiera? No; aveva fatto un passo avanti: aveva accettato di vivere la vita contemplativa lungo le strade, in un quadro di vita somigliante a quello di tutti gli uomini.
      Ciò è ben più duro!
      E Dio voglia che l'umanità faccia questo passo.
      Per questo Charles de Foucauld è all'alba di un periodo nuovo, d'un periodo in cui molti si sforzeranno di fare la sintesi tra contemplazione e azione, attuando in una concretezza vitale il primo comandamento del Signore: "Ama Dio sopra ogni cosa e il prossimo come te stesso".
      "Contemplazione sulle strade": ecco l'impegno di domani per i piccoli fratelli, per tutti i poveri.

    *  *  *

      E incominciamo ad analizzare questo elemento "deserto", che dev'essere presente, specie oggi, nell'attuazione di un sì impegnativo programma.
      Quando si parla di deserto all'anima, quando si dice che il deserto deve essere presente nella tua vita, non devi intendere solo la possibilità di andare nel Sahara o nel deserto di Giudea, o dell'Alta Valle del Nilo.
      È certo che non tutti possono procurarsi questo lusso o attuare praticamente questo distacco dal vivere comune. Il Signore mi ha condotto nel vero deserto per la durezza della mia pelle. Per me, fu necessario così; e tanta sabbia non mi è bastata a raschiare la sporcizia della mia anima, come capitò alla marmitta di Ezechiele.
      Ma non per tutti c'è la stessa via. E se tu non potrai andare nel deserto, devi però "fare il deserto"nella tua vita.
      Fare un po' di deserto, lasciare di tanto in tanto gli uomini, cercare la solitudine per rifare nel silenzio e nella preghiera prolungata il tessuto della tua anima, questo è indispensabile, e questo è il significato del "deserto" nella tua vita spirituale.
      Un'ora al giorno, un giorno al mese, otto giorni all'anno, per un periodo più lungo, se necessario, devi abbandonare tutto e tutti e ritirarti solo con Dio. Se non cerchi questo, se non ami questo, non illuderti; non arriverai alla preghiera contemplativa; perché essere colpevole di non volersi - potendo - isolare per gustare l'intimità con Dio, è un segno che manca l'elemento primo del rapporto con l'Onnipotente: l'amore. E senza amore non c'è rivelazione possibile.
      Ma il deserto non è il luogo definitivo; è una tappa. Perché, come ti dissi, la nostra vocazione è la contemplazione sulle strade. Lungo la via dobbiamo tornare dopo la pausa del deserto.
      A me, questo, costa assai. È così forte il desiderio di continuare a vivere qui per sempre, nel Sahara, che sento di già la sofferenza in previsione di un ordine dei Superiori, che certamente verrà: "Fratel Carlo, parti per Marsiglia, parti per il Marocco, parti per il Venezuela, parti per Detroit...".
      Devi tornare tra gli uomini, devi mescolarti a loro, devi vivere la tua intimità con Dio nel chiasso della loro città. Sarà più difficile; ma devi farlo. E non ti mancherà, per questo, la Grazia di Dio.
      Ogni mattina prenderai la strada, dopo la S. Messa e la Meditazione, e andrai a lavorare in una bottega, in un cantiere; e quando tornerai la sera, stanco, come tutti gli uomini poveri costretti a guadagnarsi il pane, entrerai nella Cappellina della fraternità e resterai lungamente in adorazione; portando con te, alla preghiera, tutto quel mondo di sofferenza, di oscurità e sovente di peccato in mezzo al quale hai vissuto per otto ore, pagando la tua razione di pena e di fatica quotidiana.
      Contemplazione sulle strade: è una bella frase, ma costa assai. Certo, sarebbe più facile e più dolce restare qui, nel deserto; ma sembra che Dio non voglia.
      La voce stessa della Chiesa si fa sempre più sentire per indicare ai cristiani la realtà del Corpo Mistico e l'apostolato in esso, per richiamare alla carità vissuta, per invitare tutti ad un'azione, che partendo dalla contemplazione, ritorna ad essa sul versante della testimonianza e della presenza tra gli uomini.
      I muri dei conventi si fan sempre più sottili e più bassi; si moltiplicano coloro che vivono la verginità nel mondo; i laici stessi prendono coscienza della loro missione e cercano la loro spiritualità.
      È davvero l'alba di un mondo nuovo, al quale non parrebbe retorico dare come consegna "la contemplazione sulle strade" e gli esempi per attuarla.

    *  *  *

      Ma non vorrei chiudere questa lettera senza dire due parole su un altro elemento basilare per la vita contemplativa, soprattutto se vissuta nel mondo: la povertà!
      È troppo importante, specie oggi.
      Per povertà non s'intende avere o non aver denari, avere o non aver pidocchi addosso. La povertà non è cosa materiale: è una beatitudine: "Beati i poveri in spirito". È un modo di essere, di pensare, di amare; è un dono dello Spirito.
      Povertà è distacco, è libertà, è soprattutto verità.
      Entrate nelle case borghesi, anche se cristiane, e vi convincerete della mancanza di questa beatitudine della povertà. I mobili, gli oggetti, l'insieme è spaventosamente eguale in tutte le case; esso è determinato dalla moda, dal lusso; non dal bisogno, dalla verità. C'era un vecchio tavolo robusto, comodo, ricco di ricordi. No; bisogna metterlo in cantina e sostituirlo inutilmente, con un altro che ha solo delle pretensioni, che sarà vuoto di senso, e che avrà solo il merito di far dire all'amico: "È di moda".
      Questa mancanza di libertà, meglio, questa schiavitù della moda è uno dei diavoli che tiene avvinghiato solidamente un gran numero di cristiani.
      Al suo altare, quanti denari si sacrificano! E senza tener conto che si potrebbe fare tanto bene.
      L'essere povero in spirito significa innanzitutto essere liberi da ciò che si chiama moda, significa libertà.
      Non compero una coperta perché è di moda; compero una coperta perché ne ho bisogno. Senza coperta, il mio bambino trema nel letto.
      Il pane, la coperta, il tavolo, il fuoco sono cose necessarie in sé. Il servirsi di esse è realizzare il piano di Dio. "Tutto il resto vien dal maligno", si potrebbe dire parafrasando un'espressione di Gesù a proposito della verità. E questo "resto" è la moda, la consuetudine, il lusso, l'impinguamento, la ricchezza, la schiavitù, il mondo.
      Non ciò che è vero si cerca, ma ciò che piace agli altri. C'è bisogno di questa maschera: senza di essa non si è più capaci di vivere.
      Ma le cose si fanno gravi quando entrano di mezzo gli "stili" e le spese diventano astronomiche. "Questo è un Luigi XIV..., questo è Barocco puro..., questo ecc., ecc.".
      E diventano più gravi ancora quando "gli stili" entrano nelle case degli uomini di Chiesa chiamati per vocazione ad evangelizzare i poveri.
      C'è sì una giustificante, ed è che in questi ultimi secoli, dalla Rinascenza al Barocco, il trionfalismo della Chiesa e il bisogno sentito dalle folle d'onorare degnamente Dio e le cose di Dio si sono espressi in un lusso e in una pompa davvero straordinarie.
      E i poveri non ne avevano scandalo, anzi piaceva loro tutto quel luccichio e quella sontuosità.
      Ricordo mia madre, che pur era povera, parlare con orgoglio di cristiana e con soddisfazione della bellezza della casa del Vescovo e della lunghezza delle macchine dei prelati che parcheggiavano sotto la finestra.
      Ma le cose son cambiate e non stanno più così e se sapesse o meglio sentisse i moccoli che splodono dietro la sua elegante macchina americana quel Monsignore, mio vecchio amico, farebbe in fretta a raccorciarla o combiarla con una utilitaria di tinta bigio-sporco o, meglio ancora, andrebbe in bicicletta.
      Si parla della "Chiesa dei poveri"e non credo sia una frase retorica.
      Ma bisogna intendersi sul significato delle parole.
      Quando si parla della povertà della Chiesa non si deve identificarla con la "beatitudine della povertà". Questa, la beatitudine, è una virtù interiore e non posso e non debbo giudicarla nel mio fratello.
      Anche colui che è ricco di beni, anche il Pontefice coperto di un piviale d'oro possono e debbono avere la beatitudine della povertà: nel cuore, possono e debbono essere "poveri in spirito". Nessuno può giudicarli su quella frontiera, specie nella Chiesa.
      Ma quando si parla della povertà nella Chiesa si intende la povertà sociale, il volto povero di essa, l'attenzione ai poveri, l'aiuto ai poveri, l'evangelizzazione dei poveri.
      E la cosa è ben diversa.
      Quando si parla di povertà nella Chiesa si intende il rapporto con gli altri ed è questo che scandalizza il povero, come scandalizzava S. Paolo il modo di fare dei cristiani di Corinto.
      "Radunandovi dunque assieme non è che mangiate la Cena del Signore, poiché ciascuno s'affretta a prendere e consumare la propria cena e c'è chi patisce la fame e chi invece s'ubriaca. O non avete la vostra casa per mangiare e bere? Avete forse in dispregio la Chiesa di Dio, e volete fare arrossire quelli che non possiedono nulla?" (1Cor 11, 20).
      E non facciamo noi forse arrossire il povero quando gli passiamo vicino con la nostra potenza e ricchezza mentre lui non ha i soldi per pagare l'affitto? Come potremo evangelizzarlo stando dall'alto della nostra sicurezza economica mentre lui non sa se domani avrà lavoro e pane?

    *  *  *

      Ma la povertà come beatitudine non è solo verità, libertà e giustizia; è e resta amore, e i suoi confini divengono infiniti come i confini delle perfezioni divine.
      Povertà è amore verso Gesù povero, cioè verso l'accettazione volontaria d'un limite. Gesù poteva essere ricco; non aveva bisogno di un limite ai sui desideri. No; volle essere povero per partecipare alla limitazione universale dei poveri, per sopportare la mancanza di qualcosa, per soffrire nella sua carne la dura realtà che pesa sull'uomo che cerca il suo pane, e nel suo spirito l'instabilità perenne di chi non possiede.
      Questa povertà autentica, sopportata per amore, è la vera beatitudine di cui parla il Vangelo.
      Troppo facile parlare di povertà spirituale, riempirsi la bocca di parole pie e non mancare di nulla e avere casa sicura, disponsa ben fornita e conti in banca.
      No; non facciamoci illusioni e non cambiamo i termini delle cose più preziose dette da Gesù.
      Povertà è povertà, e resta povertà; e non è sufficiente fare il voto di povertà per essere poveri in spirito.
      C'è uno scandalo oggi nelle anime dei poveri; e per toglierlo sarebbe meglio parlare meno del solito tema sulla castità e mettere maggiormente l'accento su questa beatitudine che minaccia davvero di essere spazzata via dalla realtà del cosiddetto "vivere da cristiani".
      Se è vero, com'è vero, che la perfezione della legge sta nella carità, tale perfezione deve investire in pieno i miei averi, le mie ricchezze; altrimenti non conoscerò la beatitudine.
      Se amo, se veramente amo, come potrò sopportare che un terzo dell'umanità sia minacciata di morire di fame, mentre io conservo tutta la mia sicurezza e la mia stabilità economica? Facendo così, sarò un buon cristiano, ma non sarò certamente un santo; ed oggi c'è inflazione di buoni cristiani, mentre il mondo ha bisogno di santi.
      Saper accettare l'instabilità, mettersi nelle condizioni di tanto in tanto di dover dire il "dacci oggi il nostro pane quotidiano" con un po' di ansia, perché la dispensa è vuota; avere il coraggio, per amore di Dio e del prossimo, di dare senza misura, e, soprattutto, mantenere aperta sul povero cielo dell'anima nostra la grande finestra della fede viva nella Provvidenza di un Dio Onnipotente: questo occorre.

    *  *  *

      So che ciò che ho detto sulla povertà è grave e so che anche nel mondo non ho saputo attuarla.
      Chi ha cambiato il vecchio tavolo di casa sua per un altro insignificante sono io; chi ha vissuto per anni dietro la maschera del "piacere agli altri" sono io; chi ha speso denari e non solo suoi per le cose "non vere" sono io.
      Eppure, nonostante questo, non posso tacere; e ai vecchi amici debbo dirlo: badate alla tentazione delle ricchezze. È molto più grave di quanto appaia oggi ai cristiani benpensanti e semina strage nelle anime, proprio perché si sottovaluta il pericolo o perché "a fin di bene" tutto diventa lecito.
      La ricchezza è un veleno lento, che colpisce quasi insensibilmente, paralizzando l'anima nel momento esatto della sua maturità. Cono le spine che crescono col grano e che lo soffocano proprio quando comincia a mettere la spiga. Quanti, uomini o donne, anime religiose che pur hanno superato il duro scoglio dell'impurità, si lasciano irretire nella maturità della vita da questo demone vestito bene e di gusti borghesi.
      Ora che la solitudine e la preghiera mi hanno aiutato a vedere più chiaro, comprendo perché contemplazione e povertà sono inseparabili.
      Non si può giungere alla intimità con Gesù a Betlemme, con Gesù esule, con Gesù operaio a Nazaret, con Gesù apostolo che non ha ove posare il capo, con Gesù crocifisso, senza aver operato in noi quel distacco dalle cose, da Lui così solennemente proclamato e vissuto.
      Non si giungerà di colpo a questa dolcissima beatitudine della povertà. La vita non ci basterà a realizzarla in pieno; ma è necessario pensarci, riflettere, pregare.
      Gesù, il Dio dell'impossibile, ci aiuterà; compirà, se necessario, il miracolo di far transitare il cammello della parabola attraverso la cruna stretta e arrugginita della nostra povera anima malata.
    July, 2008

    NoN SoNo CoSì PiCcOlo!!!

    Nascere piccoli...
    che guaio!
    Signore,
    se è vero che puoi tutto
    perché non ci hai fatto nascere
    subito grandi, già adulti?

    Ma Tu ci hai fatto nascere
    piccoli...
    Che guaio!

    Nessuno ci ascolta,
    nessuno ci dà importanza.
    Tutti hanno qualcosa da
    insegnarci,
    da imporci, da consigliarci.

    Tu però ci hai fatto nascere piccoli
    e non puoi esserti sbagliato
    in una questione così importante.
    La cosa che più ci infastidisce,

    Signore,
    è che tutti dicono:
    "Quando sarai grande...
    Quando sarai cresciuto...
    Domani...".

    Ecco, Signore,
    "domani", sempre domani.

    Ma Tu puoi averci creato
    per aspettare,
    per diciotto anni,
    che arrivi domani?

    E quelli che muoiono
    prima di essere diventati grandi?

    No.
    Tu, Signore, ci hai creato per oggi.

    Tu che non hai detto ai piccoli:
    "Diventate come i grandi!";
    ma che hai detto ai grandi:
    "Diventate come i piccoli!",
    aiutaci a capire,
    aiutaci a vivere,
    aiutaci a valorizzare,
    aiutaci a mettere a servizio
    questa nostra strana età.
    June, 2008

    Padre Nostro

    ...sono diverse versioni...forse...
     
    PADRE NOSTRO  ORO
     
     
    PADRE NOSTRO  Pier Paolo Pasolini
     
     
     
    E tu...cos'è per te il Padre Nostro?!
     
    June, 2008

    Atti di reale cortese affetto!

    Ciao ragazzi!
    E anche quest'anno è andato...o quasi!
    Mi prenderete per pazza: non è mica dicembre!
    Avete ragione, non è dicembre e stasera non si spareranno dei magnifici botti per l'ultimo dell'anno e domani nelle Chiese non risuonerà il Te Deum e non si scambieranno baci di "buon anno" e non si aprirà lo spumante e non si mangerà lenticchie e zampone etc etc etc.
    Non sono impazzita nè tanto meno mi sono lasciata confondere da questo tempo che è sempre troppo "invernale", semplicemente mi accorgo che, lento lento, quest'anno di attività e di condivisione sta per finire: arriva l'estate.
    Questi sono giorni in cui si "tirano le fila" dell'anno passato: la scuola, gli amici, le attività, le proposte, gli esami, i tempi trascorsi insieme...
    Sono giorni in cui tutto, in sordina, volge verso il termine (tutto tranne gli esami, ovviamente)!
    Per me poi questo periodo assume un sapore tutto particolare: sà un pò di deserto.
    L'ultimo sforzo per gli ultimi esami e poi i preparativi per una piccola grande partenza.
    Questo periodo ha il sapore di un momento forte di crescita e di allontanamento, quasi un giro di boa.
    Mi fermo spesso e mi volto a guardare indietro, in quest'anno così strano e così tanto bello, un anno condiviso con dei ragazzi in cammino.
    Mi volto e vedo l'inzio di un percorso bellissimo con degli adolescenti davvero speciali: le fontane di luce, il ritiro a Monza, Assisi, le discussioni dei venerdì, i cavolari, le risate, i sorrisi, le preghiere, le confidenze, la Vita Comune.
    Vedo momenti difficili in cui i cuori di tanti amici hanno abbracciato il mio un pò sofferente. Vedo Zio che riposa tra le braccia di Gesù, l'abbraccio di un amico, le lacrime sulla mano, il sorriso sulle labbra.
    Vedo persone speciali con cui ho condiviso i divertimenti delle sere infinite e l'apprensione della vigilia dell'esame.
    Vedo delle giude sempre presenti e affettuose, vedo...degli amici che decidono di dirsi il loro sì, altri che decidono di donarsi a tutti.
    Vedo il tanto amore che mi è stato dimostrato e non posso che dire grazie, con un filo di commozione e tanta riconoscenza e dire a tutti, con il cuore in mano e una piccola lacrimuccia a solcare il viso, che, davvero, siete, tutti in modo speciale, un grande dono per le persone che incontrate e che decidete di amare.
    Grazie per questi mesi e per tutti quelli che verranno.
    Grazie per ogni lacrima e sorriso,
    Grazie semplicemente perchè ci siete!
     
    Buon Cammino e Buona Estate!
     
    Vale
     
    June, 2008

    In attesa della Vita Comune in Oratorio

    Hey ragazzi...non sentite già aria di Vita comune e quasi di Grest?
    Manca poco a giovedì, ci siamo quasi!
    pronti a scaldare cuore, sorriso, voglia di fare e condividere?
    pronti a mettervi in gioco?
    ma certo che lo siete, lo siete sempre stati!
    vedrete, sarà un'esperienza inimenticabile: parola di lupetto!
    Fate girare ancora voce, l'iscirizione è prorogata fino a mercoledì mattina!
    forza che...più siamo più sarà bello!
    vi propongo qualche piccolo spunto per riflettere prima di iniziare la nostra avventura.
    Mi piacerebbe sapere cosa ne pensate...
    :-) ciao belli!
    a presto!
     
    Vale
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    Vita comunitaria

    (Jean Vanier, Ogni uomo è una storia sacra)

    La vita comune può diventare una vera scuola in cui si cresce nell'amore; è la rivelazione della diversità, anche di quella che ci da fastidio e ci fa male; è la rivelazione delle ferite e delle tenebre che ci sono dentro di noi, della trave che c'è nei nostri occhi, della nostra capacità di giudicare e di rifiutare gli altri, delle difficoltà che abbiamo ad ascoltarli e ad accettarli. Queste difficoltà possono condurre a tenersi alla larga dalla comunità, a prendere le distanze da quelli che danno fastidio, a chiudersi in se stessi rifiutando la comunicazione ad accusare e a condannare gli altri; ma possono anche condurre a lavorare su se stessi per combattere i propri egoismi e il proprio bisogno di essere al centro di tutto, per imparare a meglio accogliere, comprendere e servire gli altri. Così la vita in comune diventa una scuola di amore e una fonte di guarigione. L'unione di una vera comunità viene dall'interno, dalla vita comune e dalla fiducia reciproca; non è imposta dall'esterno, dalla paura. Deriva dal fatto che ciascuno è rispettato e trova il suo posto: non c'è più rivalità. Unita da una forza spirituale, questa comunità è un punto di riferimento ed è aperta agli altri; non è elitista o gelosa del proprio potere. Desidera semplicemente svolgere la propria missione insieme ad altre comunità, per essere un fattore di pace in un mondo diviso.

     

    Maturare insieme

    (Kahlil Gibran)

    Non troverai mai persone assolutamente
    congeniali con cui vivere:
    neanche una su un milione a cui
    tu possa sempre dire ogni cosa.
    Ma questo che importanza ha?
    Il rapporto può essere dolce comunque.
    Ciò che ordinariamente si definisce
    "comprensione" può essere "asservimento".
    La cosa veramente grandiosa è
    il maturare della consapevolezza.

     

    La comunità del perdono

    (Jean Vanier, La comunità luogo del perdono, luogo della gioia)

    La comunità è il luogo del perdono.
    Nonostante tutta la fiducia che possiamo avere gli uni negli altri, ci sono sempre parole che feriscono, atteggiamenti in cui ci si mette davanti agli altri, situazioni in cui le suscettibilità si urtano.
    E' per questo che vivere insieme implica una certa croce, uno sforzo costante e un'accettazione che è un mutuo perdono d'ogni giorno.
    San Paolo dice: "Voi dunque, eletti di Dio, santi e amati, rivestitevi di sentimenti di tenera compassione, di benevolenza, di umiltà, di dolcezza, di pazienza; sopportatevi a vicenda e perdonatevi gli uni gli altri, se uno ha contro l'altro qualche motivo di lamentela; il Signore vi ha perdonato, fate lo stesso a vostra volta. E sopra ogni cosa sia la carità, che è il vincolo della perfezione. Con questo, la pace di Cristo regni nei vostri cuori: è questa la chiamata che vi ha riuniti in un medesimo corpo. Infine, vivete in azioni di grazie!".

    Non siamo rocce

    (J. Vanier, La comunità, Jaca Book)

    Un giovane si recò un giorno da un padre del deserto e lo interrogò:
    - Padre, come si costruisce una comunità?
    Il monaco gli rispose:
    - E' come costruire una casa, puoi utilizzare pietre di tutti i generi; quel che conta è il cemento, che tiene insieme le pietre.
    Il giovane riprese:
    - Ma qual è il cemento della comunità?
    L'eremita gli sorrise, si chinò a raccogliere una manciata di sabbia e soggiunse:
    - Il cemento è fatto di sabbia e calce, che sono materiali così fragili! Basta un colpo di vento e volano via. Allo stesso modo, nella comunità, quello che ci unisce, il nostro cemento, è fatto di quello che c'è in noi di più fragile e più povero. Possiamo essere uniti perché dipendiamo gli uni dagli altri.

    May, 2008

    la speranza

    La speranza

    (Giovanni Paolo II)

    Anche se sono vissuto fra molte tenebre, sotto duri regimi totalitari, ho visto abbastanza per essere convinto in maniera incrollabile che nessuna difficoltà, nessuna paura è così grande da poter soffocare completamente la speranza che zampilla eterna nel cuore dei giovani. Non lasciate che quella speranza muoia! Scommettete la vostra vita su di essa! Noi non siamo la somma delle nostre debolezze e dei nostri fallimenti; al contrario, siamo la somma dell'amore del Padre per noi e della nostra reale capacità di divenire l'immagine del Figlio suo. Là, tra gli uomini, è la casa di Cristo, che chiede a voi di asciugare, in suo nome, ogni lacrima e di ricordare a chi si sente solo che nessuno è mai solo se ripone in Lui la propria speranza.

    May, 2008

    Oscar e la dama in rosa

     
    Vi propongo un libro bellissimo che mi è stato regalato da un grande amico in un periodo molto molto particolare e che mi ha aiutata tanto e mi ha fatto riflettere con un piccolo sorriso sulle labbra!
    assolutamente da leggere!
    :-) a presto mondo!
     
    Vale
     
    ps: chi l'ha letto mi faccia sapere cosa ne pensa...
    se qualcuno lo volesse mi faccia squillino che lo presto molto volentieri!
     
    Eric-Emmanuel Schmitt
    Oscar e la dama in rosa

    “Ecco, Dio, questa è stata la mia giornata. Capisco che l’adolescenza venga definita l’età ingrata. E’ dura. Ma alla fine, a vent’anni suonati, le cose si aggiustano. Allora ti rivolgo la mia richiesta del giorno: vorrei che Peggy e io ci sposassimo.”

    Il piccolo principe di Saint Exupéry è un bambino venuto da un altro mondo per insegnarci che cos’è la vita; l’Oscar di Eric-Emmanuel Schmitt è un bambino che sta per andare all’altro mondo e ci insegna che cos’è la morte. Ma non è un libro triste, “Oscar e la dama in rosa”, anzi piacevole e rasserenante, oltre che coraggioso. L’autore, quarantacinquenne lionese di fama internazionale, soprattutto dopo la versione cinematografica del suo “Monsieur Ibrahim e i fiori del Corano”, interpretato da Omar Sharif, ha in comune con Saint-Exupéry una poetica sintonia con il mondo dell’infanzia, microcosmo in cui si agitano, allo stato molecolare, tutti i sentimenti, i desideri e le paure che rendono tanto complicata la società degli adulti.
    Il breve romanzo si svolge durante gli ultimi tredici giorni di vita di un bambino di dieci anni malato di leucemia, Oscar, e la dama in rosa del titolo è un’anziana volontaria dell’ospedale, in camice rosa, che rappresenta per il bambino l’unico interlocutore in grado di dare un significato alla fase finale della sua vita, perché sia i genitori, annichiliti dal dolore, sia i medici, delusi dalla loro stessa impotenza, evitano di parlare sinceramente con lui, impedendo ogni spontaneità di rapporto.
    Il libro affronta quindi due fra i più forti tabù dei nostri giorni, la morte e la vecchiaia, mettendone in luce le insospettate potenzialità, ricche di valori umani da non sprecare.
    Nonna Rosa, come la chiama Oscar, gli propone un gioco: fingere che ognuno dei pochi giorni di vita che gli restano duri dieci anni. Ogni decennio vissuto presenterà gioie e dolori che Oscar potrà offrire a Dio in una lettera quotidiana, in cui gli chiederà di soddisfare un desiderio. Oscar non è stato allevato religiosamente, e inizia questo dialogo con diffidenza e impaccio, ma a poco a poco, indirizzato dall’esuberante e affettuosa vecchietta, scopre un nuovo modo di vedere se stesso e gli altri, e un nuovo modo di comunicare, che cambierà per sempre la vita di chi si troverà vicino a lui in quegli ultimi giorni aperti sull’infinito.

    8817000914-

     “Caro Dio, oggi ho avuto da settanta a ottant'anni e ho molto riflettuto...
    Con Peggy Blue abbiamo letto a lungo il Dizionario medico. E' il suo libro preferito. Le malattie l'appassionano e si chiede quali potra' avere in futuro. Io ho cercato le parole che mi interessavano: "Vita", "Morte", "Fede", "Dio". Forse non mi crederai, non c'erano! Nota, questo prova gia' che ne' la vita, ne' la morte, ne' la fede, ne' tu siete delle malattie. Il che rappresenta una notizia piuttosto buona. Pero' in un libro cosi' serio, dovrebbero esserci delle risposte alle domande piu' serie, no?
    Nonna Rosa, ho l'impressione che nel Dizionario medico, ci siano solo delle cose particolari, dei problemi che possono capitare a questo o a quel tizio. Ma non ci sono le cose che ci riguardano tutti: la Vita, la Morte, la Fede, Dio” (pp.77-78).

    “Ecco, Dio. La tua visita, invece, continuo ad aspettarla. Vieni. Non esitare. Vieni, anche se ho molta gente intorno in questo momento” (p.80). Nel racconto verrà, ma non potrà essere sufficiente. Schmitt ha qui, ancora una volta, coraggio, indicando un’ulteriore attesa – “solo Dio ha il diritto di svegliarmi”. (pg. 80)

    "Caro DIo, grazie di esser venuto. Hai scelto davvero il momento giusto, perchè non stavo bene. Quando mi sono svegliato, ho pensato che avevo novant'anni e ho girato la testa verso la finestra per guardare la neve. E allora ho indovinato che venitvi. Era Mattino" (pg. 83)

     

    May, 2008

    La penetecoste dei laici

    Intervista
    Parla il filosofo francese André Comte-Sponville: «Anche per me, ateo, c’è stato un momento in cui mi sono aperto all’assoluto, all’infinito. Non essere credenti non significa rinunciare alla spiritualità»

     

    La Pentecoste dei laici

     

    Anche gli atei hanno una spiritualità, e se sia loro che i non credenti ne fossero consapevoli, forse sarebbe più facile sia chiarire i confini sia dialogare. André Comte-Sponville da tempo lavora su questo tema, sviluppato tra l’altro nel suo ultimo libro, uscito in italiano con il titolo Spirito dell’ateismo ( ed. Ponte alle Grazie). Il filosofo francese – che ieri era a Roma, per una conferenza che si è svolta presso il centro culturale «San Luigi di Francia» sul tema 'Cos’è la spiritualità senza Dio?' – sostiene infatti che «la spiritualità è una dimensione costitutiva dell’esistenza umana. Quando parlo di spiritualità mi riferisco a quello che i latini chiamavano    'spiritus', e gli atei non ne possiedono meno di coloro che credono in Dio. È la spiritualità che fa la differenza tra l’essere umano e la bestia. Aristotele diceva che l’uomo è un animale razionale, io aggiungo che non vivrò come una bestia perché sono ateo». Abbiamo bisogno di un’indagine che faccia luce

    In che cosa consiste la spiritualità per chi non crede?

    «In senso generale, sono espressioni della spiritualità le arti, la psicologia, la vita affettiva. Ma in senso più preciso la spiritualità sta nella necessità di confrontarsi con l’infinito, con l’eternità, con l’assoluto. La nostra vita spirituale si gioca sul rapporto tra finito e infinito; tra temporale ed eterno; tra relativo e assoluto. Anche gli atei hanno bisogno di abitare infinito, eternità, assoluto».

     L’assoluto che cos’è?

     «Per me che non credo non è Dio, ma l’universo, la natura, l’essere».

     Il problema è trovare un senso a tutto questo?

     «Decisamente no. Il senso rinvia ad altro, l’assoluto rinvia solo a se stesso. Io non parlo di una 'spiritualità del senso'. Albert Camus ha posto il tema dell’assurdo, ma l’assurdo esiste per chi cerca un senso, per chi non lo cerca non c’è assurdo».

     Dunque la conoscenza dell’assoluto – esclusa la via della fede – avviene attraverso la ragione?
     «Non solo attraverso la ragione, ma anche attraverso l’esperienza: sono queste le due fonti della conoscenza. L’ateo non crede nella Rivelazione, e riconosce che la verità non mai conoscibile totalmente, per questo instaura con l’assoluto un rapporto relativo».

     Oggi assistiamo ad un ritorno, in varie forme, della fede. Nel suo ultimo libro lei ha scritto: «Non sarebbe un problema. Ma con la fede ritornano troppo spesso il dogmatismo, l’oscurantismo, l’integralismo e talvolta il fanatismo». Quindi il ritorno della fede non è un bene?
     «Il ritorno della spiritualità è una buona notizia, perché l’uomo ne ha molto bisogno. Ma è incontestabile che spesso con la fede sono tornati il dogmatismo, il fanatismo e così via. È successo in molti Paesi musulmani, ma anche nell’America del Nord con i movimenti evangelici protestanti, molto meno, per fortuna, in Europa. Dobbiamo fare comunque i conti con questa realtà. Bisogna poi considerare che una cosa è la spiritualità, un’altra la religione. Ad esempio, recentemente in Francia è stata pubblicata un’inchiesta che documentava il declino del cristianesimo nel mio Paese. Come ateo, io non sono contro il cristianesimo, ma contro il fanatismo da una parte e il nichilismo dall’altra.  Anzi sono convinto che dovremmo combattere insieme contro l’uno e l’altro».

     Ma lei come si definisce?

     «Come un ateo fedele, che è altra cosa dall’ateo nichilista. Sono ateo, perché non credo in Dio; sono fedele perché resto attaccato ai valori morali nati nella tradizione giudeocristiana e specialmente nei Vangeli. È evidente la differenza tra fede e fedeltà: la prima significa credere, e io non credo. La seconda è una coerenza con dei valori morali che dipende da noi. Teologicamente, la fede dipende dalla grazia, la fedeltà dalla volontà».


     È dunque sui valori che laici e cristiani possono incontrarsi?

     «Certo, perché la morale è la stessa».

     Eppure, nei fatti, sembra un incontro molto difficile.

     «Ci sono delle grosse differenze fra credenti e non credenti, ma anche all’interno dei credenti e all’interno dei non credenti. Il problema non è la fede, e lo dimostra il fatto che anche su temi importanti come la pena di morte, l’eutanasia o l’aborto ci sono sostenitori e avversari tra gli uni e tra gli altri. Non dobbiamo dimenticare che nella scelta morale c’è una dimensione di solitudine: ognuno deve decidere nella propria coscienza quale gli sembra essere il suo dovere. Poi però ci vuole una legge comune, per poter vivere insieme, e in democrazia la legge è quella del popolo sovrano. Prendiamo il caso dell’aborto: in Francia è legale fino alla undicesima settimana, ma il fatto che sia legale non significa che sia moralmente innocente, accettabile».
     Lei ha parlato dell’esistenza di una Pentecoste laica. Che cos’è?

     «È il momento in cui l’ateo ai apre all’assoluto, all’eterno, all’infinito e anche all’esperienza dell’amore (anch’essa apre alla vita spirituale). A venticinque anni camminavo una notte in un bosco nel Nord della Francia. È stata la mia Pentecoste, e l’ho raccontata in un libro. Ho ricevuto molte lettere di persone che avevano vissuto esperienze simili, e altre lettere di gente che proprio non riuscivano a concepire una cosa del genere. Diciamo che non è una esperienza eccezionale, né un’esperienza universale. Ma può esserci».

     

    PAOLA SPRINGHETTI

    Avvenire 22/01/2008, Pagina A27

    May, 2008

    provocazione!

     Il mistero del male. La bellezza che salva

    (Abbé Pierre)

    La situazione del mondo è tale, che ci è impossibile non interrogare Dio. Dio che è eterno Amore, Amore infinito. Personalmente, nei miei 93 anni ormai, avendo anche avuto l'occasione di vedere e di toccare con mano, in ogni angolo della terra, tante miserie, tante ingiustizie, tanti mali, tanti crimini, tanti delitti di ogni sorta, più di una volta ho osato chiedere: "Dio mio, ma perché? A che gioco stai giocando? Forse al massacro dell'umanità?". Ho letto da qualche parte che anche Woody Allen, lui pure ferito da questa crudele realtà, ha esclamato: "se Dio esiste, spero abbia una spiegazione di tutto questo...".
    E' comprensibile non capire questa "assenza" di Dio, e gridargli con tutto l'Amore e anche la rabbia che abbiamo dentro di noi: "Signore basta! Quanti miliardi di persone innocenti devono ancora soffrire e morire ingiustamente?". Certo, amo Dio profondamente e credo con tutte le mie forze che Lui può tutto, anzi è Tutto, ma non posso stare zitto. Di questa situazione del mondo, non capisco nulla. Non capisco nulla, ma a differenza di Woody Allen che "spera", io sono che Dio ha una spiegazione.
    Credo nella perfezione infinita di Dio, ma nello stesso tempo mi interrogo, devo interrogarmi sul perché di questa sofferenza così ingiusta e detestabile.
    E so benissimo che mentre io sento il bisogno, il dovere di gridare a Dio: "Mio Dio, basta!", Lui pure, a sua volta, avendoci dotati di intellligenza e di responsabilità, potrebbe gridarci ugualmente: "Basta!". E chiederci conto di come mai, anziché utilizzare la nostra intelligenza, le nostre risorse e le nostre conoscenze per alimentare sulla terra solo paure e guerre, per disumani sfruttamenti dei più deboli, per rompere l'armonia del creato spezzando le regole che regolano l'ambiente, non mettiamo le nostre qualità migliori al servizio dell'umanità, cominciando dai più deboli e dai più sofferenti. Gridiamo pure "Basta" a Dio, ma sappiamo anche ascoltare i suoi "Basta"... questo non ci impedisce di vedere la bellezza e la bontà che pur esitono nel mondo: nella vita che comincia, ovunque e comunque, nell'immensità del mare, nell'incanto delle stelle, soprattutto nella gioia del sorriso dei bimbi... questi doni che Dio ci fa di continuo possono essere una prima spiegazione alle nostre giuste interpellanze di Dio. E devono essere anche le ragioni per dare, da parte nostra, la risposta alle interpellanze di Dio nei nostri confronti. Non possiamo dimenticare che la prima risposta di Dio ai nostri interrogativi sull'esistenza del male nel mondo è la reale presenza di Gesù nell'Eucaristia. Questa presenza esige coerenza nella vita di noi cristiani. Pur non dandoci la risposta, l'Eucaristia ci indica da che parte stare, concretamente, in questo mondo minato dall'odio, dal terrorismo, dalla miseria e dalla sofferenza, non solo materiale, di troppo miliardi di figli di Dio. Innocenti. Ci dà la forza di non scoraggiarci, pur così terribilmente fragili. Ci rende capaci, se lo vogliamo, di donarci tutti agli altri, ben sapendo che non possiamo essere felici prendendo ma donandoci senza riserva, senza altri calcoli, senza speculazione alcuna, agli altri. E non dimentichiamo che lo spirito di Dio soffia. Dove e come vuole. Una "sveglia" per tutti gli umani.

    girasole

    April, 2008

    Amore e Matrimonio

    Ciao a tutti!
    visto che siamo in vena di matrimoni e di sposalizi e che ci stiamo interrogando insieme sul senso di questo "lascia passare" come lo abbiamo definito ai nostri incontri, vi propongo questo breve ma molto intenso stralcio di Dietrich Bonhoeffer in cui si precisa un pò cosa sia il matrimonio davvero cristiano.
    cosa ne pensate?
    vi suggerisce qualche riflessione?
    vi aiuta a capirci qualcosa in più?
    vi attrae o vi ripulsa?
    un abbraccio e grazie mille!
     
    Vale
     
    Ps: 09/09/09
     
     
     
    Amore e Matrimonio

    (Dietrich Bonhoeffer, Resistenza e resa)

    Il matrimonio è più del vostro amore reciproco. Ha maggiore dignità e maggiore potere. Finché siete solo voi ad amarvi, il vostro sguardo si limita nel riquadro isolato della vostra coppia. Entrando nel matrimonio, siete invece un anello della catena di generazioni che Dio fa andare e venire e chiama al suo regno.

    Nel vostro sentimento godete solo il cielo privato della vostra felicità. Nel matrimonio, invece, venite collocati attivamente nel mondo, e ne diventate responsabili.

    Il sentimento del vostro amore appartiene a voi soli. Il matrimonio, invece, è un'investitura, un ufficio. Per fare un re non basta che lui ne abbia voglia, occorre che gli riconoscano l'incarico di regnare. Così non è la voglia di amarvi che vi stabilisce come strumento della vita. E' il Matrimonio che ve ne rende atti. Non è il vostro amore che sostiene il matrimonio: è il matrimonio che, d'ora in poi, porta sulle spalle il vostro amore.

    Dio vi unisce in matrimonio: non lo fate voi, è Dio che lo fa. Dio protegge la vostra unità indissolubile di fronte a ogni pericolo che lo minaccia dall'interno e dall'esterno. Dio è il garante dell'indissolubilità.

    E' una gioiosa certezza sapere che nessuna potenza terrena, nessuna tentazione, nessuna debolezza potranno sciogliere ciò che Dio ha unito.

    Immagine10

    April, 2008

    stupore

    Non smetterò mai di stupirmi nel vedere l’amore.

    Ieri si sono sposati due amici, hanno detto il loro sì davanti a Gesù.

    É stato stupendo vedere i loro sorrisi, i loro sguardi, la loro determinazione e la loro fede.

    Quando tra due persone c’è davvero Gesù non si può non rimanere colpiti dalla luce che brilla nei loro occhi.

    Cari Marta e Dario, buona vita insieme!

    Grazie per la testimonianza che mi avete lasciato e continuerete a lasciare a me e a tutte le persone che incontrerete lungo il vostro cammino insieme, grazie per aver lasciato che fosse Gesù a guidare i vostri passi, grazie per avermi fatto comprendere la grandezza del matrimonio, grazie perchè la vostra unione sarà sempre un esempio di amore veramente cristiano: dono reciproco e totale!

    ...e ovviamente! Grazie anche per il pranzo!

    :-)

    Vi voglio bene!!!

    VAle

    April, 2008

    SpaziADO!

    ciao amico!ciao amica!
     ecco qui il nostro mitico spaziAdo, un piccolo post attraverso il quale condividere pensieri, domande anche quelle che non faresti a nessuno, anche quelle di cui ti vergogni.
    Se vuoi firma gli interventi altrimenti lasciali pure anonimi, sai come si fa, vero?:-)
    Non lasciare che questa opportunità che ti è data cada nel vuoto: buttati e...vedrai, rimarrai a bocca aperta!
    Dimentica le parole "giudizio", "paternale", "insegnare", "plagiare".
    le nostre intenzioni sono altre, avrai occasione di accorgertene da te!
    Se vuoi che al tuo intervento risponda una psicologa, un'educatrice, un medico, un sacerdote, una suora o un semplice giovane come te, segnalalo pure: questo spazio è tuo, non devi aver paura di domandare tutto quello che vuoi!
    Buon cammino e...ricordati che ti vogliamo bene!