Valentina's profileA piedi nudi per le vie ...PhotosBlogListsMore ![]() | Help |
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January, 2009 la porta"Aprite la porta, dunque, e vedremo i frutteti, Bisogna attendere sfiniti e continuare a guardare invano. La porta è davanti a noi. A che serve desiderare? senza lasciar vedere né i frutteti né alcun fiore.
(Simone Weil, Poèmes, cit. p. 35) December, 2008 per caso?!"come sarebbe bello dire 'per caso'? .. December, 2008 aspettando l'amoreAspettando l'amore
(Rabindranath Tagore) Nubi su nubi si addensano November, 2008 sale e luce?!
Milano, Basilica di S. Ambrogio, 8 luglio 2002
(...)Fra le preparazioni va inclusa la lectio del brano evangelico, tratto dal Discorso della montagna, che riporta le due icone fondamentali scelte dal Papa per Toronto: sale e luce.
Lectio di Mt 5,13-16 Il testo comincia con un "voi", che poi si ripete: "Voi siete il sale della terra, voi siete la luce del mondo, la vostra luce risplenda, vedano le vostre opere buone". E' quindi un'interpellanza diretta a ciascuno di noi che ascoltiamo.
Questi "voi", concretamente, sono coloro a cui sono state proclamate appena prima le beatitudini, specialmente l'ultima. Sapete che le beatitudini sono alla terza persona: "Beati i poveri, i miti, i misericordiosi, gli operatori di pace, coloro che hanno fame e sete della giustizia". L'ultima, invece, passa al "voi":"Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli. Così infatti hanno perseguitato i profeti prima di voi".
Questo "voi" è rivolto a chi vive le beatitudini e in particolare la beatitudine della persecuzione. Tocca perciò tanti giovani e ragazze del mondo che vivono in situazione di sofferenza, che soffrono per la fede. Non sono pochi nel mondo e ne incontrerete certamente a Toronto. In alcuni paesi hanno subito non solo limitazioni nella crescita della loro vita, bensì pure il carcere, la tortura e la morte.
Il sale della terra, la speranza del mondo, sono coloro che permettono alla terra di non inaridire, di non marcire, perché il coraggio che hanno nel proclamare la fede salva l'umanità.
Dietro a loro ci siamo anche noi, ci siete voi, quando viviamo lo spirito delle beatitudini, il Discorso della montagna e ci poniamo in una condizione di società alternativa, di persone che di fronte a una società che privilegia il successo, l'effimero, il provvisorio, il denaro, il godimento, la potenza, la vendetta, il conflitto, la guerra, scelgono la pace, il perdono, la misericordia, la gratuità, lo spirito di sacrificio.
Noi vogliamo vivere le beatitudini, e per questo valgono pienamente le quattro affermazioni di Gesù e la sua esortazione. Affermazioni metaforiche, simboliche, non facili da interpretare. Ogni simbolo viene svolto in maniera sintatticamente diversa.
La prima metafora è la più elaborata: "Voi siete il sale della terra" (affermazione in positivo), "ma se il sale perdesse il sapore, con che cosa lo si potrà rendere salato?" (la stessa cosa è detta in negativo). Segue una conclusione che mostra gli effetti disastrosi del sale scipito: "A null'altro serve che a essere gettato via e calpestato dagli uomini".
Gesù quindi dice: o siete discepoli autentici o siete zero, siete da buttar via, da disprezzare, siete degli infelici, degli spostati; voi siete il sale della terra, ma se di fatto non lo siete, non siete nulla.
La seconda affermazione è un'altra metafora, appena accennata, anch'essa straordinaria: "Voi siete la luce del mondo". E' sorprendente, o Signore, che tu ci chiami luce, perché tu stesso sei la luce, come hai detto: "Io sono la luce del mondo"; tu non hai paura di dire a ciascuno di noi che siamo luce del mondo se viviamo le beatitudini evangeliche!
La terza affermazione cambia completamente. Usa l'immagine della città, esprimendola in negativo:'Non può restare nascosta una città collocata sopra un monte. A dire: se siete discepoli, siete visti e giudicati da tutti, non potete nascondervi, tirarvi indietro; se accettate la via del discepolato, avete una responsabilità pubblica che nessuno vi può togliere.
L'ultimo paragone è un po' simile alla metafora della luce. Mentre però, "la luce del mondo" faceva pensare piuttosto al sole, alla luce della creazione iniziale, qui si parla più modestamente di lucerna. Sappiamo che anche una lucerna piccola illumina un luogo buio. Gesù la descrive con un paradosso: "Non si accende una lucerna per metterla sotto il moggio", sotto quel secchio, più o meno grande, che è una misura per contenere il grano. Certo è ridicolo coprire una lucerna con un secchio, però noi facciamo di queste cose ridicole quando non viviamo secondo il vangelo pur chiamandoci cristiani."Una lucerna va messa sopra il lucerniere, perché faccia luce a tutti quelli che sono nella casa". Notate l'apertura cattolica, universale: a tutti quelli che sono nella casa, credenti e non, discepoli e non, vicini e lontani. Voi siete luce per tutti. Siete luce del mondo, non dei buoni, dei cristiani, di quelli che ci stanno, ma del mondo intero, siete sale della terra, della terra che produce il cento per uno e di quella arida, disperata, affamata.
Gesù, dopo aver sottolineato la responsabilità del cristiano che accetta di essere discepolo, conclude con una esortazione, che riguarda in particolare la metafora della luce; ovviamente riprende anche il tema del sale e della città. "Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini". Può sembrare una contraddizione per chi conosce bene il Discorso della montagna, là dove dice: "Guardatevi dal praticare le vostre buone opere davanti agli uomini ... quando preghi, chiudi la porta della tua stanza; quando fai l'elemosina, non suonare la tromba".
C'è dunque un'apparente contraddizione fra le due esortazioni, ma noi comprendiamo bene che cosa significano l'una e l'altra. Gesù vuole che compiamo il bene per se stesso, senza cercare gratificazioni, soddisfazioni, compensi. Tuttavia il bene fatto non può non riverberarsi intorno. Abbiamo la responsabilità di fare il bene per amore, e non per essere visti: "Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli". Sono tre momenti progressivi e potremmo paragonarli al frutto di un albero. Il frutto è bello quando è maturo sull'albero; è bello quando viene mangiato; è bello e buono quando nutre interiormente e lascia soddisfatti.
Voi siete luce per gli altri quando volete vivere il vangelo, quando siete decisi a essere discepoli; sete nutrimento per gli altri quando compite le opere evangeliche; siete motivo di gloria a Dio quando queste opere sono colte da altri.
Ma quali sono queste opere buone che dobbiamo far risplendere? Non dobbiamo cercarle lontano. Non sono quelle classiche del giudaismo (preghiera, elemosina, digiuno), bensì le opere del Discorso della montagna: mitezza, povertà, gratuità, misericordia, perdono, abbandono a Dio, fiducia, fare agli altri ciò che vorremmo fosse fatto a noi. E' il Discorso della montagna che risplende e crea quella società alternativa che non permette alla società di corrompersi del tutto. E' un po' come la preghiera di Abramo a Dio per Sodoma: se ci saranno almeno dieci giusti, salverai la città.
La nostra grande responsabilità è di essere fra coloro che sono sale e luce della città e della terra. Perché, se c'è tale speranza, questo sale e questa luce daranno speranza a molti. E voi, con il pellegrinaggio a Toronto, siete chiamati a essere speranza, luce, sale della terra; siete chiamati a una missione verso il mondo intero. Una missione riassumibile in una parola, la stessa che è nel motto e nell'icona che vi verrà distribuita: Sei sale, sei luce, sii santo! Essere luce, sale, lucerna sul lucerniere, città sul monte, vuol dire essere santi.
Per questo mi è molto piaciuto che le Sentinelle del mattino abbiano scelto, quale titolo del loro Sinodo: "Non abbiate paura di essere i santi del nuovo millennio". Il Papa, nella Novo millennio ineunte, non esita a dire che la prospettiva in cui deve porsi tutto il cammino pastorale della Chiesa e delle parrocchie è quella della santità. E aggiunge: "Sarebbe un controsenso accontentarci di una vita mediocre, vissuta all'insegna di un'etica minimalista e di una religiosità superficiale ...E'ora di proporre a tutti con convinzione questa misura alta della vita cristiana ordinaria". Io ripeto spesso che è più facile essere santi che mediocri. Perché essere mediocri significa portare la vita cristiana come un peso, lamentandosi, amareggiandosi, rammaricandosi; la santità, invece, è luminosità, tensione spirituale, splendore, luce, gioia interiore, equilibrio, limpidità.
Il vocabolo "santità" non deve intimidirci, quasi volesse dire arrampicarsi sui vetri o vivere un eroismo impossibile, proprio solo di pochi. La santità non è opera nostra, ma è partecipazione gratuita della santità di Dio, quindi è una grazia, un dono prima di essere frutto del nostro sforzo. Indica che tutta la persona (mente, cuore, mani, piedi) viene inserita nella sfera misteriosa della purezza, della bontà, della gratuità, della misericordia, dell'amore di Gesù. E' una consegna totale di noi, nella fede, nella speranza e nell'amore a Gesù, al Dio della vita; una consegna che si attua nella vita quotidiana vissuta con amore, serenità, pazienza, gratuità, accettando le prove e le gioie di ogni giorno con la certezza che tutto ha senso davanti a Dio, tutto è valido e importante.
Chiediamo allora, per intercessione di sant'Ambrogio, di vivere le Giornate mondiali della Gioventù implorando la grazia di essere sale della terra, luce del mondo, riflesso della santità di Gesù. November, 2008 riassunti incontrAdo
26.10
Le parole sono significanti di qualcosa di più grande. Rimandano ad un aspetto simbolico dell’esistenza che, altrimenti, non avrebbe un “contenitore” che lo renda comprensibile agli “altri” ai quali vogliamo spiegarle. Spesso svuotiamo di senso le “parole” profonde che pronunciamo per abitudine o per leggerezza e tendiamo a sottovalutare il rimando simbolico che, per costituzione, hanno. Ci chiediamo cosa significhino per noi espressioni come : “ Ti voglio bene”, “Ti amo”, “ Ti amerò per sempre”, “ sono Tuo”. Espressioni di tenerezza e di affetto che, se usate impropriamente, ci restituiscono un’idea distorta anche delle relazioni che rappresentano. Anche Gesù, nella sua storia di Uomo nel mondo, ha usato spesso espressioni forti per “raccontarci il Suo Amore”, sempre più profondo del nostro, forse per farci capire come, anche noi, possiamo “raccontarci – in Lui – agli altri” e “donarci completamente attraverso una Parola che salva”. 02.11
Il nostro corpo ha un linguaggio tutto particolare che ci permette, come le parole e ancora più a fondo, di esprimere i nostri sentimenti e le nostre emozioni agli interlocutori che ci troviamo di fronte. Proprio per questa grande ricchezza, dobbiamo interrogarci continuamente su quanto sia importante il nostro modo di porci e donarci agli altri.
Siamo cresciuti, non siamo più dei bambini. Siamo cresciuti come ragazzi e ragazze, maschi e femmine inevitabilmente diversi e attratti....siamo cresciuti e, insieme al nostro corpo, sono nate e cresciute relazioni nuove, più o meno significative, in cui il linguaggio corporeo ha acquistato, via via, sempre più importanza.
Anche nelle relazioni di amicizia e di conoscenza, ci offriamo all’altro nell’interezza del nostro essere come corpo e spirito.
Questa duplice essenza dell’uomo è inscindibile, ogni tentativo di divisione, riduzione di una delle due parti non può che farci perdere di completezza.
Anche coloro che scelgono di rinunciare all’esercizio della genitalità per una forma di amore universale che si compie nella scelta della Verginità, non rinunciano mai alla sessualità e all’affettività intesi come pienezza d’uso del dono del corpo come “mezzo per spiegare agli altri la nostra anima” e come strumento d’amore.
Rischiamo spesso di snaturare la nostra corporeità e la nostra affettività perchè “sfruttiamo” male il nostro corpo o perchè non ne abbiamo cura o perchè lo riduciamo a semplice “mezzo” per la ricerca di svariati tipi di piacere (quello di essere osservati con civetteria, quello di ricercare un piacere senza storia nè futuro, quello di essere un’immagine diversa da quello che si porta dentro). Ci interroghiamo quindi su cosa sia per noi il nostro corpo e come sappiamo “usarlo” al meglio nella gestione delle nostre relazioni affettive, di qualsiasi tipo e di qualsiasi sorta.
Il nostro corpo è un mezzo d’amore e, come tale, deve essere usato. Un uso “scorretto” del proprio corpo porta sempre e solo dolore e mai amore.
October, 2008 pensieri in libertà sulla piazza che urla e sulla crisiCari amici,
Condivido con voi qualche pensiero sulla situazione socio-poltica di questi mesi.
Vi chiedo, se volete, di rispondere e commentare come preferite in modo da far crescere il dialogo e il confronto.
ognuno esprima liberamente la propria idea in modo che ci si possa coonfrontare!
Dal canto mio...Sono proprio preoccupata per l’attuale situazione politica italiana.
Vedo tanti giovani come me che scendono in piazza per manifestare contro un decreto legge che strozza il futuro di tanti studenti e che si riempiono la bocca dello slogan: noi la crisi non la paghiamo. Guardo con apprensione alla crisi che, sono sicura, non è ancora passata ma passerà tra breve, lo diceva ieri sera anche il Capo dello Stato. La crisi è molto più generalizzata e più globale di quanto la piazza urli e di quanto i nostri politici facciano finta di non capire. È una crisi che parte da una gestione dissennata dell’economia a tutti i livelli: mini, micro, macro. é una crisi che affonda le sue radici molto più lontano che nell'attuale legislatura o in quella precedente. È il ciclo del consumismo che va esaurendosi e va bruciando la società artificiale che ha creato, è il ciclo finale di una politica economica che non ha saputo guardarsi alle spalle imparando dalla storia passata che, a gran voce, annunciava da tempo che il laissez faire e la mano invisibile non esistevano più da tempo. La politica economica cieca di chi vuole utilizzare il libero mercato per l’ istruzione, la sanità e la ricerca (e che quindi tenta disperatamente di privatizzare e liberalizzare il mercato) e inietta valanghe di soldi in giganti ormai, per forza di cose, morti come l’Alitalia e le Banche che ben conosciamo. Non voglio entrare in un discorso banalizzato da talk show, voglio solo tentare di dare una lettura agli anni passati, anni in cui non avevo la capacità di capire quello che succedeva attorno a me e mio papà non faceva che ripetermi che, se fossimo andati avanti così... Ora che "siamo andati avanti così" sono davvero preoccupata per tutti i giovani come me e per le famiglie. Da una parte vedo una piazza multicolore e multiculturale, più o meno preparata, che, in un modo o nell’altro mi attira, e che si fa portavoce dell’esigenza di un cambio netto nella gestione della cosa pubblica essendo preoccupata del futuro e dell’incertezza che l’attende e dall’altra una classe politica al potere che, troppo sicura di sè, arrogante e presuntuosa, continua sulla linea intrapresa e non tornerà indietro nemmeno di un passo. Mi chiedo quale possa essere il mio ruolo di giovane universitaria cristiana in mezzo a questo marasma. Ho la grazia di essere più tranquilla e meno arrabbiata dei miei amici perchè ho la certezza che il mio futuro e la storia del mondo, quella che mi precede e mi supera e va oltre la mia breve esistenza, è nelle mani del Signore che, con intelligenza, orienta anche il male al bene. Allo stesso tempo però vivo nel dubbio della testimonianza. Esprimo il mio dissenso ed entro, solo in punta di piedi, non condividendo tutto, nella “manifestazione di piazza”. Come mi pongo in mezzo a questa situazione? Come posso vivere in questo mio tempo? Cosa mi chiede il Signore in questa fase? sono le domande di questi giorni! Mamma mia, scrivo sempre troppo! se volete ulteriori delucidazioni sulla mia idea non esitate a chiedere!
a presto!
Vale October, 2008 e voi cosa ne pensate? attendo impaziente commenti!Cristiani terrestri (Madeleine Delbrel) Ci sono cristiani scalatori di paradiso e ci sono cristiani "terrestri". Questi aspettano che il paradiso discenda in loro e li scavi secondo misura. October, 2008 senza scappare L'estasi delle tue volontà
(Madeleine Delbrel, Che gioia credere) Quando quelli che amiamo ci chiedono qualcosa, October, 2008 sono solo pensieri di notteSono solo pensieri di notte che solleticano la mente...un puro esercizio retorico, se vuoi, un tentativo di fare uscire dalla punta delle dita qualche battito sospeso.
è così che viviamo l'attesa, tra i battiti.
leggili come vuoi, leggi come vuoi queste parole che scorrono incessanti nel silenzio della notte come scorrono nel deserto i pensieri e il vento di una notte mediorientale a carezzarti i sospiri...
ho tanto da raccontare, sai? tanto da trasformare, tanto da vivere ma mi mancano le parole.
a volte basterebbe un gesto, uno sguardo.
a volte invece non è facile nemmeno quello.
a volte serve solo il silenzio.
a volte serve solo l'attesa.
dedicato a chi vorrà leggere e ritrovarsi, forse perdersi in queste parole che non vogliono essere assolutamente altro che semplici pensieri che solleticano la mente...
forse solo un puro esercizio retorico...
un tentativo... October, 2008 rientroooooooooooomeno 4...
tra 4 giorni saro di nuovo tra voi!
non vedo l'ora di abbracciarvi anche se mi dispiace tantissimissimo tornare!!!
a prestooooooooooooooooo September, 2008 dopo un mese e un pòCarissimi tutti,
come state? come va?
vi chiedo scusa perchè è un pò che non vi scrivo ma, purtroppo, non riesco mai a rimanere in un internet poinbt abbastanza a lungo per raccontarvi tutti i doi stupendi che sto ricevendo. Tuttavia vi penso sempre e vi porto nel cuore!
Qui a Damasco va tutto molto bene: ho finito il primo corso in università e ho già cominciato il secondo.
l'arabo è prprio una brutta bestia ma ce la sto mettendo tutta. ho tanti amici qui che mi aiutano!
le persone che incontro sono sempre speciali: quante storie stanno entrando nel mio cuore, quanti sorrisi e quante lacrime.
la siriaè proprio un posto da visitare e da vivere, un posto strano da assaporare e gustare.
ho fatto un bel viaggetto al nord durante la vacanza ed ho incontrato persone davvero stupende che mi hanno donato tanto: Alessandro, musicista di Firenze, Francesca di Bologna, Charlie di Londra, Annette di Berlino...
che bello!
Io, Alessandro e Francesca abbiamo praticamente viaggiato sempre insieme.
a Latakia, sul mare, siamo stati opsiti di Padre Pedro, un missionario italiano...è stato come sentirmi a casa: un uomo solare, caldo, simpatico, dolce e determinato! mi è servito molto!
non vi nego che alle volte ho un pò di nostalgia ma poi guardo ben dentro al mio cuoricino e ci trovo i vostri che battono insieme al mio in questo mare di contraddizioni e di emozioni forti!una cosa assolutamente comica da raccontarvi: mi hanno invitata ad un matrimonio...qui le feste durano 3 giorni...
venerdì, sabato e domenica prossima, al sud, vicino a Bosra!
il problema è uno solo...non conosco gli sposi...mi hanno invitata perchè conosco il fratello dello sposo e alcuni amici ma gli sposi non li ho mai vistI!mi sono avventurata nel suq per comprare un vestito decente e un paio di scarpine ma, avendo un 41-2, ho scatenato un sacco di risate in tutti i commercianti del suq amydyya (a cui, comunque, ho estorto un gran sconto!).
vi racconterò l'esperienza al ritorno.
ora devo già scappare perchè i bimbi attendono!
prometto che metterò alcune nuove foto del viaggio!
vi chiedo, se volete, di pregare un pò per me o semplicemente di pensarmi un pò...
ne ho un pò bisogno!
vi voglio beneeeeeeeeeeeeeeee!!!!
ciaoooooooooooooo mondoooooooooooooooooooooooo
ila-l-li-kà!
August, 2008 dopo 2 settimaneDamasco 9/8/2008
Cari amici e care amiche,
kifcon?
come state?
io molto bene, è inizita l'umiversità e sto studiando molto perchè le lezioni (tutte in arabo) sono molto difficili!
Sono stata 2 giorni nel deserto, uno spettacolo!
e sto conoscendo sempre più gente di tutto il mondo!
ora devo scappare perchè qui all'iternet point c'è un sacco di gente!
spero di avere presto vostre notizie!
scrivetemi un pò...;-)
vi penso,
vale July, 2008 dimasq!Damasco 28.07.08 Carissimi amici, kifaq?! (come state?) Qui a Damasco molto bene! Finalmente inizio ad abituarmi al torrido caldo mediorientale e ad orientarmi meglio in questa città che, davvero, ha mille volti. Non avete idea di quanto sia bello e divertente cercare di prendere un taxi o un mini bus per spostarsi da una parte all’altra della città oppure avventurarsi nei vicoletti (qui al quartiere cristiano non si corre nessun pericolo, ve lo assicuro) e vedere le case della gente e piccole scene di vita quotidiana tipicamente arabe. Dovete immaginare dei vicoletti stretti stretti in cui ci sono dei negozi piccoli piccoli gestiti tipicamente da uomini che hanno sempre pronto sul fuoco un pò di thè e due bicchieri, moschee e chiese in ogni angolo, muezzin e campane che fanno a gara per chi canta/suona meglio. Ogni tanto le stradelle finiscono direttemente nei cortili di qualche casa araba in cui si possono vedere scene bellissime: dei bimbi che ti supplicano di fare delle foto (e si mettono anche in posa!), donne che si sistemano a vicenda i capelli, mamme sedute intorno al tavolo a bere thè o caffè arabo (non ve lo consiglio!)... Qui tutti quelli con cui parlate vi chiedono se avete bisogno di qualcosa, se volete qualcosa se...non ho mai visto un’ospitalità così calda! Al Suq è un pò diverso. C’è una gran baraonda e gli stranieri (ci beccano subito!) sono visti come delle bellissime galline d’oro da spennare. La prima cosa che bisogna imparare è..la contrattazione sul prezzo! I prezzi qui sono bassissimi davvero per tutto e si contratta davvero su tutto. Parlando con un pò di persone tuttavia mi hanno riferito che il costo della vita è salito. Si vedono tanti poveri qui...molte delle persone che incontro sono povere tuttavia non esitano a farsi in quattro perchè tu sia ahllan-wa shallan, benvenuto. Ho avuto la fortuna di entrare (camuffata!) in una moschea shi’a, di assistere ad un matrimonio in rito siriaco antico, di andare in un paese in mezzo al deserto in cui la gente parla ancora in aramaico (la lingua che parlava Gesù) e di chiacchierare con un pò di persone. Il posto in cui sto non è male, è una bella casa araba (bella e umile) in cui sono ospitate 2 ragazze arabe che lavorano qui a Damasco ma abitano in un’altro paese, io e Gabriella, una ragazza sarda che abita in inghilterra da moltissimi anni che avevo conosciuto all’aeroporto il primo giorno. C’è poi una signora, doctor Nihsa, che gestisce la casa che è proprio di fianco al bellissimo patriarcato Greco Cattolico. Pur nella sua semplicità ed umiltà la casa è al di sopra degli standard delle case della gente comune. Mi piacerebbe condividere un pò della loro povertà...il prossimo mese vedrò cosa fare! La Signora mi parla sempre in francese, inizio a comprendere molto meglio questa lingua ma di arabo sin ora ho imparato solo qualche parola, giusto per capirmi con i taxisti o con gli autisti dei mini bus. Cosa sono i mini bus? Sono dei pulmini piccoli piccoli e scassatissimi che fanno delle rotte prestabilite, che costano pochissimo e che, se impari a prenderli, ti portano ovunque tu desideri andare a Damasco e dintorni. Da noi non potrebbero nemmeno circolare ma qui è tutto diverso. La giuda damascena è terribile, ve lo assicuro, ma d’altronde bisogna entrare fino in fondo nella cultura di un posto per conoscerlo meglio, o no?! Domenica ho il test di ingresso all’università, speriamo bene!, e lunedì inizio il corso di arabo! Che roba! Mamma mia, vorrei scrivervi un sacco di cose ma poi rischio di diventare troppo lunga! A presto e un abbraccio forte a tutti!!!
Vale
July, 2008 SIRIA!!!Damasco 26-07-08, 11.38 (10.38 in Italia)
Carissimi amici e carissime amiche, come state? Come va? Io sono finalmente arrivata a Damasco e finalmente ho una casetta in cui stare. Qui fa davvero un sacco di caldo e la gente fa orari strani, tutto è diverso, tutto è strano, tutto è molto “forte” (odori, colori, sapori, lingua, modo di essere e di fare, ospitalità). Sono un pò confusa ma non mi lascio spaventare e continuo ad aver voglia di conoscere. Ieri sono arrivata all’aereoporto alle 4 di mattina ed ho avuto il primo trauma: sono stata invasa da una folla di persone che urlavano in arabo, tantissime donne completamente velate, tantissimi uomini con i vestiti tipici e turbantini vari nonchè una gran confusione e un gran mix di odori. Che roba!! Ieri mattina un ragazzoche stava aspettando un'altra ragazza italiana, mi aiutata a trovare un taxi o qualcosa con cui raggiungere Bab-tuma, la parte vecchia di Damasco dove sapevo sarei stata alloggiata. Così ho conosciuto Georges (figlio del panettiere che prepara il pane che si spezza durante l’Eucarestia), sua sorella Rita e i suoi genitori che mi hanno ospitato a casa loro (una bellissima e poverissima casetta tipicamente araba vicinissima al posto in cui sto ora) offrendomi thè, cafè, prugne, biscottini... Qui la gente è davvero molto molto calda e ospitale! Nel pomeriggio finalmente ho potuto lasciare le valige al patriarcato e, in attesa della dr Nihsa (la responsabile della casa in cui sono ospitata) mi sono avventurata per le vie della vecchia città cercando di orientarmi un pò e perdendomi più volte per le vie strette strette che brulicano di gente e si perdono tra negozietti piccoli piccoli in cui si vende davvero di tutto e bancarelle improvvisate lungo la strada con uomini che giocano a dadi o bevono caffè e donne che qui, nel quartiere cristiano, non sono necessariamente velate, e bambini che corrono in biciclette e macchine che si incastrano e suonano il clacson anche per far spostare i gatti che mangiano i rifiuti... La città, come avrete capito, è molto diversa dalle nostre. Vicino alla casa in cui abitano le piccole sorelle ho trovato un gruppo di ragazzi che il venerdì pomeriggio fa volontariato con bambini affetti da vari handicap, da venerdì prossimo andrò lì anch’io nel pomeriggio: qui i due giorni di riposo settimanale sono il venerdì pomeriggio e il sabato, la domenica è tutto aperto. Sono tanti i poveri... La comunicazione non è assolutamente facile...visto che anche dal panettiere bisogna contrattare, se non sai l’arabo ti fregano!É raro che la gente conosca l’inglese, qui parlano francese ed arabo ed io, come sapete, riesco a capire poco di queste due lingue ma sono certa che se mi applico un pò qualcosa posso imparare. Questa mattina (mentre cercavo disperatamente di capire come raggiungere l’Università che, tra l’altro, era chiusa) ho conosciuto una ragazza ed un ragazzo che abitano qui vicino, mi hanno detto che se ho bisogno posso chiamarli e che, comunque, magari li vedrò in università! Abitano vicino alla basilica della folgorazione di Paolo che andrò a visitare domani! Ora vi saluto, ho già scritto tanto...il muezzin comincia a cantare...vuol dire che è giunto il tempo della preghiera. Anch’io mi fermo e vi ricordo nell’ora media! Vi abbraccio forte e Vi voglio bene!
Vale
July, 2008 Buona Estate!La differenza tra un viaggio e uno spostamento nello spazio non è una cosa affatto scontata. Anzi, a dir la verità, è una cosa ben complicata che spesso passa inosservata ma che, a pensarci bene, semplifica le cose e ti porta a comprendere quel che non vorresti. Un viaggio, un cammino, ti allontana da te, ti riporta alla sostanza di quello che sei, ti fa compiere uno spostamento non solo fisico, nel mondo, quello fatto di concretezza tangibile, ma nel più intimo della tua coscienza togliendoti le certezza che hai per trasformarti in qualcosa d’altro. Un viaggio ti fa cambiare, forse crescere, maturare (anche se, su quest’ultimo verbo, potremmo discutere per delle ore cercando di coglierne il senso più vero). Un viaggio è poesia. La poesia che ti sfiora i capelli nella aria frizzante della sera di un paese diverso dal tuo, la poesia delle parole difficili, dei suoni strani, diversi, mai così forti. La poesia della contemplazione del panorama che scorre imperterrito sul vetro degli occhi, la poesia della storia che sfiori in punta di piedi, la poesia della fatica incessante del cammino. Il viaggio rivela la poesia delle cose, rivela l’intruglio dell’esistenza velato sotto quella strana parvenza di inconoscibile per riconsegnarti la sensazione, stupenda, di esser parte di un tutto uniforme d’amore. Il viaggio ti toglie da te togliendoti dalle tue abitudini, dalla consolante certezza della semplicità delle cose. Il viaggio rivela la poesia della vita: tutta la vita è un viaggio, una piacevolissima occasione di sperimentare la bellezza del creato per riscoprirsi creatura amata. Buon viaggio a tutti, fratellini e sorelline, ovunque voi andiate, ovunque voi siate!
July, 2008 La contemplazione sulle strade
July, 2008 NoN SoNo CoSì PiCcOlo!!!Nascere piccoli... che guaio! Signore, se è vero che puoi tutto perché non ci hai fatto nascere subito grandi, già adulti? Ma Tu ci hai fatto nascere piccoli... Che guaio! Nessuno ci ascolta, nessuno ci dà importanza. Tutti hanno qualcosa da insegnarci, da imporci, da consigliarci. Tu però ci hai fatto nascere piccoli e non puoi esserti sbagliato in una questione così importante. La cosa che più ci infastidisce, Signore, è che tutti dicono: "Quando sarai grande... Quando sarai cresciuto... Domani...". Ecco, Signore, "domani", sempre domani. Ma Tu puoi averci creato per aspettare, per diciotto anni, che arrivi domani? E quelli che muoiono prima di essere diventati grandi? No. Tu, Signore, ci hai creato per oggi. Tu che non hai detto ai piccoli: "Diventate come i grandi!"; ma che hai detto ai grandi: "Diventate come i piccoli!", aiutaci a capire, aiutaci a vivere, aiutaci a valorizzare, aiutaci a mettere a servizio questa nostra strana età. June, 2008 Padre Nostro...sono diverse versioni...forse...
PADRE NOSTRO ORO
PADRE NOSTRO Pier Paolo Pasolini
E tu...cos'è per te il Padre Nostro?!
June, 2008 Atti di reale cortese affetto!Ciao ragazzi!
E anche quest'anno è andato...o quasi!
Mi prenderete per pazza: non è mica dicembre!
Avete ragione, non è dicembre e stasera non si spareranno dei magnifici botti per l'ultimo dell'anno e domani nelle Chiese non risuonerà il Te Deum e non si scambieranno baci di "buon anno" e non si aprirà lo spumante e non si mangerà lenticchie e zampone etc etc etc.
Non sono impazzita nè tanto meno mi sono lasciata confondere da questo tempo che è sempre troppo "invernale", semplicemente mi accorgo che, lento lento, quest'anno di attività e di condivisione sta per finire: arriva l'estate.
Questi sono giorni in cui si "tirano le fila" dell'anno passato: la scuola, gli amici, le attività, le proposte, gli esami, i tempi trascorsi insieme...
Sono giorni in cui tutto, in sordina, volge verso il termine (tutto tranne gli esami, ovviamente)!
Per me poi questo periodo assume un sapore tutto particolare: sà un pò di deserto.
L'ultimo sforzo per gli ultimi esami e poi i preparativi per una piccola grande partenza.
Questo periodo ha il sapore di un momento forte di crescita e di allontanamento, quasi un giro di boa.
Mi fermo spesso e mi volto a guardare indietro, in quest'anno così strano e così tanto bello, un anno condiviso con dei ragazzi in cammino.
Mi volto e vedo l'inzio di un percorso bellissimo con degli adolescenti davvero speciali: le fontane di luce, il ritiro a Monza, Assisi, le discussioni dei venerdì, i cavolari, le risate, i sorrisi, le preghiere, le confidenze, la Vita Comune.
Vedo momenti difficili in cui i cuori di tanti amici hanno abbracciato il mio un pò sofferente. Vedo Zio che riposa tra le braccia di Gesù, l'abbraccio di un amico, le lacrime sulla mano, il sorriso sulle labbra.
Vedo persone speciali con cui ho condiviso i divertimenti delle sere infinite e l'apprensione della vigilia dell'esame.
Vedo delle giude sempre presenti e affettuose, vedo...degli amici che decidono di dirsi il loro sì, altri che decidono di donarsi a tutti.
Vedo il tanto amore che mi è stato dimostrato e non posso che dire grazie, con un filo di commozione e tanta riconoscenza e dire a tutti, con il cuore in mano e una piccola lacrimuccia a solcare il viso, che, davvero, siete, tutti in modo speciale, un grande dono per le persone che incontrate e che decidete di amare.
Grazie per questi mesi e per tutti quelli che verranno.
Grazie per ogni lacrima e sorriso,
Grazie semplicemente perchè ci siete!
Buon Cammino e Buona Estate!
Vale
June, 2008 In attesa della Vita Comune in OratorioHey ragazzi...non sentite già aria di Vita comune e quasi di Grest?
Manca poco a giovedì, ci siamo quasi!
pronti a scaldare cuore, sorriso, voglia di fare e condividere?
pronti a mettervi in gioco?
ma certo che lo siete, lo siete sempre stati!
vedrete, sarà un'esperienza inimenticabile: parola di lupetto!
Fate girare ancora voce, l'iscirizione è prorogata fino a mercoledì mattina!
forza che...più siamo più sarà bello!
vi propongo qualche piccolo spunto per riflettere prima di iniziare la nostra avventura.
Mi piacerebbe sapere cosa ne pensate...
:-) ciao belli!
a presto!
Vale
Vita comunitaria
(Jean Vanier, Ogni uomo è una storia sacra) La vita comune può diventare una vera scuola in cui si cresce nell'amore; è la rivelazione della diversità, anche di quella che ci da fastidio e ci fa male; è la rivelazione delle ferite e delle tenebre che ci sono dentro di noi, della trave che c'è nei nostri occhi, della nostra capacità di giudicare e di rifiutare gli altri, delle difficoltà che abbiamo ad ascoltarli e ad accettarli. Queste difficoltà possono condurre a tenersi alla larga dalla comunità, a prendere le distanze da quelli che danno fastidio, a chiudersi in se stessi rifiutando la comunicazione ad accusare e a condannare gli altri; ma possono anche condurre a lavorare su se stessi per combattere i propri egoismi e il proprio bisogno di essere al centro di tutto, per imparare a meglio accogliere, comprendere e servire gli altri. Così la vita in comune diventa una scuola di amore e una fonte di guarigione. L'unione di una vera comunità viene dall'interno, dalla vita comune e dalla fiducia reciproca; non è imposta dall'esterno, dalla paura. Deriva dal fatto che ciascuno è rispettato e trova il suo posto: non c'è più rivalità. Unita da una forza spirituale, questa comunità è un punto di riferimento ed è aperta agli altri; non è elitista o gelosa del proprio potere. Desidera semplicemente svolgere la propria missione insieme ad altre comunità, per essere un fattore di pace in un mondo diviso.
Maturare insieme Non troverai mai persone assolutamente
La comunità del perdono La comunità è il luogo del perdono. Un giovane si recò un giorno da un padre del deserto e lo interrogò: |
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