Valentina's profileA piedi nudi per le vie ...PhotosBlogListsMore Tools Help

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    November, 2008

    sale e luce?!

    ESSERE SALE E LUCE DELLA CITTA' E DELLA TERRA 

    Meditazione del Cardinale Arcivescovo Carlo Maria Martini nella Veglia di preghiera con i giovani in partenza per Toronto

     


    Milano, Basilica di S. Ambrogio, 8 luglio 2002

     

    (...)Fra le preparazioni va inclusa la lectio del brano evangelico, tratto dal Discorso della montagna, che riporta le due icone fondamentali scelte dal Papa per Toronto: sale e luce.

     

    Lectio di Mt 5,13-16

    Il testo comincia con un "voi", che poi si ripete: "Voi siete il sale della terra, voi siete la luce del mondo, la vostra luce risplenda, vedano le vostre opere buone". E' quindi un'interpellanza diretta a ciascuno di noi che ascoltiamo.

     

    Questi "voi", concretamente, sono coloro a cui sono state proclamate appena prima le beatitudini, specialmente l'ultima. Sapete che le beatitudini sono alla terza persona: "Beati i poveri, i miti, i misericordiosi, gli operatori di pace, coloro che hanno fame e sete della giustizia". L'ultima, invece, passa al "voi":"Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli. Così infatti hanno perseguitato i profeti prima di voi".

     

    Questo "voi" è rivolto a chi vive le beatitudini e in particolare la beatitudine della persecuzione. Tocca perciò tanti giovani e ragazze del mondo che vivono in situazione di sofferenza, che soffrono per la fede. Non sono pochi nel mondo e ne incontrerete certamente a Toronto. In alcuni paesi hanno subito non solo limitazioni nella crescita della loro vita, bensì pure il carcere, la tortura e la morte.

     

    Il sale della terra, la speranza del mondo, sono coloro che permettono alla terra di non inaridire, di non marcire, perché il coraggio che hanno nel proclamare la fede salva l'umanità.

     

    Dietro a loro ci siamo anche noi, ci siete voi, quando viviamo lo spirito delle beatitudini, il Discorso della montagna e ci poniamo in una condizione di società alternativa, di persone che di fronte a una società che privilegia il successo, l'effimero, il provvisorio, il denaro, il godimento, la potenza, la vendetta, il conflitto, la guerra, scelgono la pace, il perdono, la misericordia, la gratuità, lo spirito di sacrificio.

     

    Noi vogliamo vivere le beatitudini, e per questo valgono pienamente le quattro affermazioni di Gesù e la sua esortazione. Affermazioni metaforiche, simboliche, non facili da interpretare. Ogni simbolo viene svolto in maniera sintatticamente diversa.

     

    La prima metafora è la più elaborata: "Voi siete il sale della terra" (affermazione in positivo), "ma se il sale perdesse il sapore, con che cosa lo si potrà rendere salato?" (la stessa cosa è detta in negativo). Segue una conclusione che mostra gli effetti disastrosi del sale scipito: "A null'altro serve che a essere gettato via e calpestato dagli uomini".

     

    Gesù quindi dice: o siete discepoli autentici o siete zero, siete da buttar via, da disprezzare, siete degli infelici, degli spostati; voi siete il sale della terra, ma se di fatto non lo siete, non siete nulla.

     

    La seconda affermazione è un'altra metafora, appena accennata, anch'essa straordinaria: "Voi siete la luce del mondo". E' sorprendente, o Signore, che tu ci chiami luce, perché tu stesso sei la luce, come hai detto: "Io sono la luce del mondo"; tu non hai paura di dire a ciascuno di noi che siamo luce del mondo se viviamo le beatitudini evangeliche!

     

    La terza affermazione cambia completamente. Usa l'immagine della città, esprimendola in negativo:'Non può restare nascosta una città collocata sopra un monte. A dire: se siete discepoli, siete visti e giudicati da tutti, non potete nascondervi, tirarvi indietro; se accettate la via del discepolato, avete una responsabilità pubblica che nessuno vi può togliere.

     

    L'ultimo paragone è un po' simile alla metafora della luce. Mentre però, "la luce del mondo" faceva pensare piuttosto al sole, alla luce della creazione iniziale, qui si parla più modestamente di lucerna. Sappiamo che anche una lucerna piccola illumina un luogo buio. Gesù la descrive con un paradosso: "Non si accende una lucerna per metterla sotto il moggio", sotto quel secchio, più o meno grande, che è una misura per contenere il grano. Certo è ridicolo coprire una lucerna con un secchio, però noi facciamo di queste cose ridicole quando non viviamo secondo il vangelo pur chiamandoci cristiani."Una lucerna va messa sopra il lucerniere, perché faccia luce a tutti quelli che sono nella casa". Notate l'apertura cattolica, universale: a tutti quelli che sono nella casa, credenti e non, discepoli e non, vicini e lontani. Voi siete luce per tutti. Siete luce del mondo, non dei buoni, dei cristiani, di quelli che ci stanno, ma del mondo intero, siete sale della terra, della terra che produce il cento per uno e di quella arida, disperata, affamata.

     

    Gesù, dopo aver sottolineato la responsabilità del cristiano che accetta di essere discepolo, conclude con una esortazione, che riguarda in particolare la metafora della luce; ovviamente riprende anche il tema del sale e della città. "Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini". Può sembrare una contraddizione per chi conosce bene il Discorso della montagna, là dove dice: "Guardatevi dal praticare le vostre buone opere davanti agli uomini ... quando preghi, chiudi la porta della tua stanza; quando fai l'elemosina, non suonare la tromba".

     

    C'è dunque un'apparente contraddizione fra le due esortazioni, ma noi comprendiamo bene che cosa significano l'una e l'altra. Gesù vuole che compiamo il bene per se stesso, senza cercare gratificazioni, soddisfazioni, compensi. Tuttavia il bene fatto non può non riverberarsi intorno. Abbiamo la responsabilità di fare il bene per amore, e non per essere visti: "Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli". Sono tre momenti progressivi e potremmo paragonarli al frutto di un albero. Il frutto è bello quando è maturo sull'albero; è bello quando viene mangiato; è bello e buono quando nutre interiormente e lascia soddisfatti.

     

    Voi siete luce per gli altri quando volete vivere il vangelo, quando siete decisi a essere discepoli; sete nutrimento per gli altri quando compite le opere evangeliche; siete motivo di gloria a Dio quando queste opere sono colte da altri.

     

    Ma quali sono queste opere buone che dobbiamo far risplendere? Non dobbiamo cercarle lontano. Non sono quelle classiche del giudaismo (preghiera, elemosina, digiuno), bensì le opere del Discorso della montagna: mitezza, povertà, gratuità, misericordia, perdono, abbandono a Dio, fiducia, fare agli altri ciò che vorremmo fosse fatto a noi. E' il Discorso della montagna che risplende e crea quella società alternativa che non permette alla società di corrompersi del tutto. E' un po' come la preghiera di Abramo a Dio per Sodoma: se ci saranno almeno dieci giusti, salverai la città.

     

    La nostra grande responsabilità è di essere fra coloro che sono sale e luce della città e della terra. Perché, se c'è tale speranza, questo sale e questa luce daranno speranza a molti. E voi, con il pellegrinaggio a Toronto, siete chiamati a essere speranza, luce, sale della terra; siete chiamati a una missione verso il mondo intero. Una missione riassumibile in una parola, la stessa che è nel motto e nell'icona che vi verrà distribuita: Sei sale, sei luce, sii santo! Essere luce, sale, lucerna sul lucerniere, città sul monte, vuol dire essere santi.

     

    Per questo mi è molto piaciuto che le Sentinelle del mattino abbiano scelto, quale titolo del loro Sinodo: "Non abbiate paura di essere i santi del nuovo millennio". Il Papa, nella Novo millennio ineunte, non esita a dire che la prospettiva in cui deve porsi tutto il cammino pastorale della Chiesa e delle parrocchie è quella della santità. E aggiunge: "Sarebbe un controsenso accontentarci di una vita mediocre, vissuta all'insegna di un'etica minimalista e di una religiosità superficiale ...E'ora di proporre a tutti con convinzione questa misura alta della vita cristiana ordinaria". Io ripeto spesso che è più facile essere santi che mediocri. Perché essere mediocri significa portare la vita cristiana come un peso, lamentandosi, amareggiandosi, rammaricandosi; la santità, invece, è luminosità, tensione spirituale, splendore, luce, gioia interiore, equilibrio, limpidità.

     

    Il vocabolo "santità" non deve intimidirci, quasi volesse dire arrampicarsi sui vetri o vivere un eroismo impossibile, proprio solo di pochi. La santità non è opera nostra, ma è partecipazione gratuita della santità di Dio, quindi è una grazia, un dono prima di essere frutto del nostro sforzo. Indica che tutta la persona (mente, cuore, mani, piedi) viene inserita nella sfera misteriosa della purezza, della bontà, della gratuità, della misericordia, dell'amore di Gesù. E' una consegna totale di noi, nella fede, nella speranza e nell'amore a Gesù, al Dio della vita; una consegna che si attua nella vita quotidiana vissuta con amore, serenità, pazienza, gratuità, accettando le prove e le gioie di ogni giorno con la certezza che tutto ha senso davanti a Dio, tutto è valido e importante.

     

    Chiediamo allora, per intercessione di sant'Ambrogio, di vivere le Giornate mondiali della Gioventù implorando la grazia di essere sale della terra, luce del mondo, riflesso della santità di Gesù.

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